
Il biodesign come motore della transizione ecologica
Al Dipartimento di Design del Politecnico di Milano è stato inaugurato il B.Lab – Biodesign and Materials Design for Transition Lab, un laboratorio dedicato all’indagine di materiali e processi progettuali orientati alla circolarità, alla rigenerazione e alla transizione ecologica. In questo contesto, il design non si limita alla creazione di oggetti, ma diventa uno strumento attivo per affrontare problematiche ambientali e sociali, sperimentando materiali derivati da risorse non convenzionali come biomasse locali, residui industriali, microrganismi e organismi viventi, lavorati con metodologie ibride che combinano abilità artigianali, competenze scientifiche e progettazione contemporanea.
Al centro del laboratorio c’è il biodesign, un approccio in cui la natura funge da modello, partner e sistema trasformabile; i materiali cessano di essere semplici risorse da utilizzare e diventano superfici vive in grado di ospitare microrganismi, favorire la rigenerazione e generare interazioni tra sistemi naturali e umani.
Notizie belle come questa confermano l’interesse e il lavoro concreto che si sono alimentati intorno alla sperimentazione dei materiali e dei metodi di produzione. La progettazione si apre a logiche circolari, alla riduzione degli sprechi, all’uso di materiali riciclati e bio-based, mentre strumenti digitali avanzati consentono di sperimentare forme, strutture e soluzioni prima difficilmente realizzabili. In questo scenario, tecnologia e artigianato non sono più poli opposti, ma dimensioni complementari: algoritmi, robot e processi additivi diventano alleati della creatività, ampliando le possibilità espressive e migliorando l’efficienza produttiva.
Stampa 3D per mobili e componenti: su misura ed ecosostenibilità
La stampa 3D, conosciuta anche come produzione additiva, è ormai una tecnologia consolidata in ambiti come l’industria e la medicina, ma sta trovando sempre più spazio anche nel design degli interni. Questo processo consente di realizzare oggetti tridimensionali costruendoli progressivamente, livello dopo livello, con una significativa riduzione degli scarti e del consumo di materie prime rispetto ai metodi produttivi tradizionali.
Un esempio significativo di innovazione sostenibile è rappresentato dall’impiego di materiali riciclati e bio-compositi: progettisti e creativi stanno dando vita a sedute, contenitori e strutture utilizzando filamenti derivati da plastiche recuperate o biopolimeri. Oltre a diminuire l’impatto ambientale, questi materiali aprono nuove possibilità espressive e progettuali, offrendo una libertà formale prima difficilmente raggiungibile.

Lo studio di biodesign NIMA
NIMA è uno studio di biodesign in cui il design diventa motore di sostenibilità. Attraverso l’integrazione tra ricerca di laboratorio, innovazione sui materiali ed eleganza progettuale, lo studio trasforma i flussi di scarto dell’agroindustria in materiali e prodotti ad alto valore, pensati per essere inseriti nei cicli produttivi su larga scala senza rinunciare né all’estetica né alla funzionalità. Da questa visione nasce WIM, sviluppato in Colombia, un Paese in cui il grano possiede un forte valore culturale ma genera anche ingenti quantità di sottoprodotti destinati allo spreco. Il progetto intercetta questi scarti dell’industria alimentare e li converte, insieme a biopolimeri naturali, in pellet stampabili in 3D. Ne deriva un materiale rinnovabile, biodegradabile e resistente, capace di coniugare circolarità e scalabilità industriale. Per la prima volta, gli scarti di grano vengono trasformati in un materiale funzionale per la stampa 3D, aprendo nuove prospettive per l’interior design e l’architettura.
A differenza di molti biomateriali facilmente deperibili, WIM è progettato per garantire durabilità pur mantenendo un impatto ambientale minimo. Il suo sviluppo ha richiesto un lungo lavoro di sperimentazione per bilanciare flessibilità, resistenza e stampabilità, calibrando con precisione punto di fusione e viscosità, parametri cruciali nei materiali biobased. Il risultato è un composto che può essere estruso in modo fluido e uniforme, rendendo possibile una produzione efficiente e su scala. Grazie alla stampa 3D, che consente una fabbricazione a spreco zero e un uso ottimizzato delle risorse, WIM si presta a molteplici applicazioni: dai vasi scultorei alle lampade, dai tavoli agli arredi complessi. Il progetto dimostra così che gli scarti possono trasformarsi in bellezza e che la sostenibilità può essere insieme concreta, innovativa e desiderabile.

Prefabbricazione leggera per interni: moduli, micro-ambienti e flessibilità
Accanto all’evoluzione della stampa 3D, si è fatta strada un’altra trasformazione silenziosa ma decisiva: quella della prefabbricazione leggera applicata agli interni. Pareti che non sono più barriere fisse, ma elementi mobili; moduli che si agganciano e si separano con facilità; micro-ambienti che nascono, si trasformano e scompaiono seguendo i bisogni di chi abita lo spazio ed contemplando nella propria genesi anche la propria dismissione. L’interno diventa così un organismo flessibile, capace di adattarsi senza demolizioni né interventi invasivi.

In questo scenario, la progettazione assume un carattere dinamico. Gli ambienti non sono più pensati una volta per tutte, ma come configurazioni temporanee, pronte a evolversi nel tempo. È una risposta concreta alle esigenze contemporanee: uffici ibridi che cambiano assetto durante la settimana, negozi temporanei che si montano e si smontano rapidamente, abitazioni che integrano lavoro, studio e tempo libero nello stesso spazio.
Un esempio emblematico di questa visione è OpenStructures, un sistema costruttivo open-source basato su una griglia modulare aperta. Qui ogni componente è pensata per essere smontata, modificata, riutilizzata. Nulla è definitivo, tutto può essere ripensato. Questo approccio non solo amplia le possibilità progettuali, ma contribuisce anche a ridurre sprechi e consumi lungo l’intera filiera dell’arredo. Prendono forma micro-ambienti capaci di inserirsi con naturalezza in contesti diversi: angoli studio che si integrano in un open space domestico, nicchie dedicate al relax, home office componibili, fino a soluzioni intelligenti per suddividere spazi nel retail e nell’hospitality. L’interno non è più uno sfondo immobile, ma uno spazio che dialoga con chi lo vive, trasformandosi insieme alle sue esigenze.

OpenStructures Studio
L’Atelier Lionel Jadot ha invitato OpenStructures Studio a collaborare a un progetto alberghiero sostenibile a Lisbona.
OpenStructures (OS) nasce come un esperimento radicale nel campo della costruzione modulare, fondato su un’idea semplice ma potente: tutti progettano per tutti, seguendo una griglia geometrica condivisa. È un sistema pensato come un grande puzzle universale, in cui chiunque, dal singolo maker alle grandi aziende, può contribuire aggiungendo parti, componenti o strutture più complesse, sapendo che saranno compatibili con ciò che altri hanno già creato. Il funzionamento richiama quello di Wikipedia: al posto degli articoli, però, circolano progetti modulari. Le persone possono scaricarli, modificarli e ricaricarli sulla piattaforma comune, alimentando un archivio in continua evoluzione. In questo modo si genera un database collaborativo che rende possibile progettare, costruire e scambiare componenti modulari all’interno di un ecosistema aperto e condiviso.
L’obiettivo è quello di definire un nuovo standard di design sostenibile, capace di favorire il riuso, la circolarità dei materiali e la progettazione partecipata e quindi dare forma a un ambiente costruito più flessibile, scalabile e diversificato. Dal punto di vista tecnico, la compatibilità con la griglia OS richiede che ogni parte rispetti criteri dimensionali precisi: i fori devono avere centri distanziati secondo multipli di 20 millimetri, così da facilitare l’uso di bulloni standard come M2.5, M5 e M10; i diametri esterni e le dimensioni complessive degli elementi devono anch’essi essere multipli di 20 millimetri. Questa regola assicura l’interoperabilità tra componenti progettati in tempi e luoghi diversi.
Il sistema si fonda inoltre su principi generali chiari: la progettazione è orientata allo smontaggio, così che ogni oggetto possa essere facilmente riparato, modificato o riutilizzato; si privilegia l’impiego di materiali riciclabili, quando possibile; e tutti i progetti sono completamente aperti e liberamente utilizzabili da chiunque.

Tessitura robotica: quando la tecnologia è uno strumento poetico
L’ultimo lavoro dello studio di design olandese Atelier Robotiq mette in luce una tecnica unica di intreccio con nastro che dà vita a affascinanti soluzioni luminose. Ispirati ai metodi tradizionali giapponesi di realizzazione delle lanterne, hanno iniziato a sperimentare con la stratificazione della carta washi. Incuriositi dal gioco di ombre nei punti di intersezione del materiale, hanno approfondito la ricerca attraverso motivi sovrapposti. Partendo dall’intreccio manuale di carta e nastri tessili, hanno scoperto un bellissimo nastro in cotone con la traslucenza perfetta. La sfida successiva è stata riprodurre questi motivi: per farlo hanno sviluppato un innovativo processo di tessitura robotica.
Questa fusione di tradizione e tecnologia ha portato alla creazione di lampade affascinanti che richiamano la calda luce delle lanterne giapponesi, realizzate con una nuova tecnica robotica di intreccio a nastro, che consente a precisione, ripetizione e variazione di coesistere all’interno di un processo espressivo guidato dall’artigianato. Tutti i pezzi sono progettati e prodotti interamente in-house presso lo studio di Rotterdam di Atelier Robotiq. I fondatori Søren Blomaard e Anne-Lise Heydra provengono da ambiti quali l’ingegneria aerospaziale, il product design, le belle arti e la robotica, utilizzando la tecnologia non come fine industriale, ma come strumento poetico per estendere l’artigianato contemporaneo.


Lo studio di design olandese Atelier Roboti
La nuova tecnica di intreccio a nastro ispira la creazione di progetti caratterizzati da un senso di leggerezza e movimento. Ne è nata una prima collezione di lampade in cui gli elementi intrecciati mostrano un movimento sottile, oscillando al vento o inclinando con un lieve gesto della mano. La collezione comprende Tilt e Sway, due corpi illuminanti che esplorano l’interazione in modi distinti. Tilt presenta un paralume intrecciato giocoso, bilanciato sopra una sorgente luminosa sferica. Un tocco delicato consente al paralume di inclinarsi, modificando sia la direzione sia il carattere della luce.
La base cilindrica, elegante e minimale, emette un morbido bagliore, mentre un peso interno ne garantisce la stabilità. Ispirata alle erbe mosse dal vento dell’isola di Naoshima, Sway è una lampada poetica che risponde dolcemente all’aria circostante. Progettata per muoversi con delicatezza quando viene sfiorata o accarezzata da una brezza, crea un’atmosfera calma e suggestiva nello spazio. Il sottile stelo è ancorato a una solida base in pietra, disponibile in varianti ispirate ai paesaggi naturali come letti di fiumi e dune.

FAQ Stampa 3d, prefabbricazione e tessitura robotica
L’adozione di stampa 3D, prefabbricazione leggera e realtà aumentata non va letta come una semplice somma di strumenti: è l’avvio di un nuovo paradigma progettuale, in cui sostenibilità, customizzazione, ottimizzazione dei processi e qualità estetico-funzionale smettono di essere trade-off e diventano leve co-integrate del design d’interni. Ecco alcune delle FAQ più ricercate online dagli utenti interessati alle nuove tecnologie vicine al mondo del design.
Cosa sono le tecnologie costruttive emergenti nel design d’interni?
Le tecnologie emergenti comprendono stampa 3D, prefabbricazione leggera e tessitura robotica, applicate al design degli interni per creare oggetti e spazi personalizzati, sostenibili e modulari. Questi strumenti permettono di ridurre gli sprechi, sperimentare nuove forme e integrare materiali innovativi, bio-based o riciclati.
Come la stampa 3D contribuisce alla sostenibilità nel design?
La stampa 3D costruisce gli oggetti strato dopo strato, riducendo gli scarti e permettendo l’uso di materiali riciclati o biopolimeri. Progetti come WIM dello studio NIMA Biodesign trasformano scarti agricoli in materiali biodegradabili stampabili in 3D, con durabilità e scalabilità industriale.
Cos’è la prefabbricazione leggera e come si applica agli interni?
La prefabbricazione leggera consiste nell’utilizzo di moduli e micro-ambienti componibili e smontabili, che permettono di configurare gli spazi in modo flessibile senza demolizioni. Sistemi come OpenStructures consentono il riuso dei componenti e la progettazione collaborativa.
In che modo la tessitura robotica integra tradizione e tecnologia?
Studi come Atelier Robotiq utilizzano robot per replicare intrecci tradizionali giapponesi di carta e tessuti, creando lampade e oggetti che combinano precisione tecnologica e valore estetico poetico, senza perdere il tocco artigianale.
Quali materiali innovativi vengono esplorati nel biodesign?
Il biodesign impiega biomasse locali, residui industriali, microrganismi e materiali viventi. Questi materiali possono ospitare microrganismi, favorire la rigenerazione e creare superfici interattive. L’approccio è circolare, orientato alla riduzione dei rifiuti e alla sostenibilità ambientale.
Quali vantaggi offrono questi approcci per gli spazi contemporanei?
Queste tecnologie permettono di creare spazi modulari, personalizzati e adattabili, integrando estetica e funzionalità. Gli ambienti diventano organismi flessibili, capaci di evolvere con le esigenze dell’utente, favorendo sostenibilità, efficienza e innovazione espressiva.
Come l’innovazione digitale dialoga con l’artigianato?
Algoritmi, robot e stampa 3D non sostituiscono la manualità, ma la ampliano: consentono precisione, ripetibilità e nuove forme, mentre l’artigianato garantisce unicità, sensibilità e valore estetico. Questa sinergia crea un ecosistema in cui tecnologia e creatività si intrecciano in modo complementare.
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