Materiali tattili: ecco perché possono aiutarci a sentirci tutti uguali nelle nostre diversità

Quella per i materiali tattili non è solo una tendenza, ma uno strumento funzionale per la collettività, come mette in luce la progettazione universale: le superfici irregolari “parlano” e creano ambienti per tutti e per ciascuno.

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Materiali tattili ecco perché possono aiutarci a sentirci tutti uguali nelle nostre diversitàAiutare tutti a migliorare la propria qualità di vita è il principio fondante dell’inclusione, la base della progettazione universale. In architettura, alla base di questo concetto c’è la definizione di ambienti, prodotti, programmi e servizi utilizzabili da tutte le persone al massimo grado possibile, senza necessità di adattamenti speciali. Ad oggi una quantità sempre maggiore di aziende e progettisti sembra tenere in considerazione questo criterio per l’ideazione e creazione di oggetti, finiture e componenti per l’edilizia e l’arredo.

Nel dibattito contemporaneo su architettura e design inclusivo, i materiali tattili stanno emergendo non come semplice cifra estetica, ma come veri e propri dispositivi di relazione. Superfici ruvide, trame irregolari, rilievi calibrati: ciò che fino a pochi anni fa veniva considerato un linguaggio sensoriale secondario oggi si afferma come strumento progettuale centrale. Non è solo una tendenza, ma una necessità culturale e funzionale, sostenuta dai principi della progettazione universale. L’idea che uno spazio debba essere “leggibile” da tutti non può più limitarsi alla dimensione visiva. La percezione dell’ambiente è un’esperienza complessa, che coinvolge corpo, memoria e sensi. In questo scenario, il tatto assume un ruolo fondamentale: guida, orienta, rassicura. Le superfici materiche diventano interfacce accessibili, capaci di restituire informazioni senza mediazioni tecnologiche.

Il valore aggiunto delle superfici irregolari

La progettazione universale, intesa come approccio che mira a rendere ambienti e oggetti fruibili dal maggior numero possibile di persone, indipendentemente da età, abilità o condizione, trova nei materiali tattili un alleato naturale. Pavimentazioni con texture differenziate, rivestimenti che cambiano sotto la mano, corrimano che raccontano percorsi: ogni elemento può contribuire a costruire un sistema spaziale inclusivo, dove la diversità non è un ostacolo, ma un parametro progettuale.

Le superfici irregolari, in particolare, svolgono una funzione chiave. Non si tratta di introdurre casualità o imperfezione, ma di progettare consapevolmente variazioni materiche che offrano orientamento e identità. In contesti pubblici come stazioni, musei o spazi urbani, queste soluzioni consentono una fruizione più autonoma per persone con disabilità visive, ma migliorano l’esperienza anche per tutti gli altri utenti.

È il principio del “design for all”: ciò che aiuta alcuni, spesso arricchisce molti. Dal punto di vista estetico, questa attenzione al tatto apre nuove possibilità espressive. Materiali naturali come pietra, legno e argilla vengono reinterpretati in chiave contemporanea, mentre le tecnologie avanzate permettono di sviluppare superfici sintetiche altamente performanti e sensorialmente sofisticate. Il risultato è un linguaggio progettuale che unisce etica ed estetica, funzione e percezione.

Verso un’estetica dell’inclusione

Parlare di materiali tattili significa parlare di una nuova estetica, che potremmo definire “dell’inclusione”. Un’estetica che non rinuncia alla bellezza, ma la ridefinisce in termini più ampi, integrando funzione, accessibilità e coinvolgimento sensoriale. In questo scenario, il progetto non si limita a rispondere a bisogni specifici, ma anticipa e accoglie una pluralità di esperienze possibili.

Le superfici diventano strumenti di mediazione tra individuo e spazio, capaci di ridurre le distanze e creare continuità. Il risultato è un ambiente che non impone, ma suggerisce; non esclude, ma invita. Uno spazio in cui le differenze non vengono normalizzate, ma valorizzate attraverso un linguaggio materico condiviso. E forse è proprio qui che i materiali tattili esprimono il loro potenziale più profondo: nel trasformare l’architettura in un’esperienza accessibile, empatica e, soprattutto, umana.

Verso un’estetica dell’inclusione
DORSUM® trasforma le superfici lisce in superfici 3D decorate, lavorando come una finitura superficiale sopra materiali strutturali standard

 

Il ruolo della luce: amplificare la materia

Un aspetto spesso sottovalutato è il rapporto tra luce e materiali tattili. Le superfici irregolari reagiscono alla luce in modo dinamico, creando ombre, riflessi e variazioni percettive che cambiano nel corso della giornata. Questo conferisce agli ambienti una qualità quasi “viva”, capace di trasformarsi senza bisogno di interventi tecnologici.

La luce radente, in particolare, diventa uno strumento progettuale essenziale per enfatizzare texture e rilievi, rendendo leggibile anche visivamente ciò che è pensato per essere percepito con il tatto. Si crea così una sinergia tra sensi diversi, in cui la percezione visiva rafforza quella tattile e viceversa.

Il ruolo della luce: amplificare la materia
A Montmorency, alle porte di Parigi, la trasformazione di una villa privata prende forma a partire dalla pelle degli spazi. Sono le superfici ceramiche del marchio FAP ad orientare il racconto: materia che si lascia leggere al tatto prima ancora che allo sguardo, tra vibrazioni, riflessi e profondità

Il progetto, firmato dallo Studio Cameleon Design, si sviluppa come un lavoro sartoriale, dove ogni ambiente è costruito per stratificazione sensoriale. La progettazione immersiva in 3D ha anticipato le scelte, ma è nella resa fisica che emerge il carattere degli interni: superfici che assorbono e restituiscono luce, che alternano compattezza e morbidezza visiva. Le collezioni dialogano tra loro come materiali vivi. Oxide porta una grana densa, quasi metallica, segnata da imperfezioni controllate; Sheer distende superfici più levigate, essenziali, dal tocco setoso; Color Now innesta campiture cromatiche energiche, capaci di incidere ritmo e profondità.

 

Oltre la superficie: il valore antropologico del tatto

Ma c’è anche una dimensione più profonda, quasi antropologica. Il contatto con i materiali tattili attiva una relazione diretta con lo spazio, riducendo la distanza tra individuo e ambiente costruito. In un’epoca dominata da superfici lisce, schermate e smaterializzate, la materia torna a essere esperienza concreta, condivisa. Toccare diventa un modo per riconoscersi, per orientarsi, per sentirsi parte. In questo senso, i materiali tattili contribuiscono a costruire una forma di uguaglianza sensibile: non appiattiscono le differenze, ma le accolgono e le traducono in opportunità progettuali. Creano ambienti che non chiedono adattamento, ma offrono accoglienza. Spazi che parlano a tutti, pur rispettando le specificità di ciascuno.

L’architettura e il design del futuro, se vogliono essere realmente inclusivi, dovranno continuare a esplorare questa direzione. Non si tratta solo di aggiungere texture, ma di ripensare il progetto a partire dal corpo e dai sensi. Perché è proprio nella complessità della percezione che possiamo trovare nuove forme di equilibrio tra diversità e uguaglianza.

Questa relazione più intima con la materia introduce anche un cambio di paradigma nel modo in cui valutiamo la qualità degli spazi. Non si tratta più soltanto di durabilità, performance o resa estetica, ma della capacità di un ambiente di attivare un coinvolgimento sensoriale profondo e duraturo. Un materiale tattile, quando è progettato con coerenza, invita all’interazione, rallenta l’esperienza e costruisce una memoria. In altre parole, contribuisce a definire un’identità.

Oltre la superficie il valore antropologico del tatto
In occasione della Milano Design Week 2026, Kasthall presenta una nuova collaborazione con lo studio internazionale Barber Osgerby, da cui nascono le collezioni di tappeti Atlas e Bonbon.

Nel loro stabilimento di Kinna, in Svezia, i designer hanno lavorato a stretto contatto con i telai, lasciandosi guidare dai materiali e dalle tecniche. Le collezioni nascono così dal processo creativo stesso, unendo artigianalità, qualità dei materiali e uno stile semplice. Le nuove collezioni sono esposte nello showroom Kasthall di Brera, rinnovato dallo studio finlandese Fyra, dove materiali naturali e sostenibili creano uno spazio in linea con i valori del brand. Le due linee seguono percorsi distinti ma condividono principi come ritmo, ripetizione e attenzione alla struttura del telaio. Atlas si ispira alle montagne nordafricane, con texture ricche e superfici cangianti ottenute grazie alla doppia trama, che dona profondità e luminosità.

 

Dalla superficie all’esperienza: il progetto come sequenza sensoriale

Se osserviamo le sperimentazioni più recenti, emerge chiaramente come il tema della tattilità stia evolvendo da scelta puntuale a strategia sistemica. Non è più la singola finitura a essere significativa, ma il dialogo tra superfici diverse: il passaggio da un pavimento compatto a uno più granuloso, da una parete liscia a una vibrante, da un tessuto morbido a uno più strutturato. Questa sequenza costruisce una vera e propria “narrazione tattile” dello spazio.

In ambienti domestici, questo approccio può tradursi in una zonizzazione più intuitiva, dove le funzioni si distinguono anche attraverso il tatto. Negli spazi pubblici, invece, diventa uno strumento di orientamento silenzioso ma efficace. In entrambi i casi, il progetto acquista una dimensione esperienziale che supera la semplice visione e coinvolge il corpo nella sua interezza.

Dalla superficie all’esperienza: il progetto come sequenza sensoriale
La composizione Absolute 45 di Arbi Arredobagno è un progetto che ben interpreta il valore della “matericità”. L’anta con telaio in alluminio, elemento distintivo della collezione, definisce un segno grafico essenziale che contribuisce a dare leggerezza all’insieme, rafforzandone al tempo stesso l’identità. I frontali in Rovere Malto, lavorati con finitura Positano, mettono in evidenza la qualità materica del legno, suggerendo un’esperienza che coinvolge non solo lo sguardo ma anche il tatto.

 

Matericità: uno sperimentalismo che parla di futuro

Tra i palcoscenici più avveniristici per il design c’è quello di Isola Design Festival, alla Milano Design Week da 10 anni. Nato come piccolo evento locale, in dieci anni Isola è diventato un festival internazionale e una piattaforma globale che supporta designer da tutto il mondo, soprattutto emergenti. Questa edizione celebra il percorso fatto, unendo passato e futuro: ripropone format di successo e introduce nuove collaborazioni.

Il festival riporta al centro il quartiere Isola di Milano, con mostre e installazioni in diversi spazi, tra cui la storica Fabbrica Sassetti, sede principale. E anche quest’anno il tema della “matericità” delle superfici e quindi di un “design tattile” è preponderante e trasversale, si può dire che faccia da collettore alle diverse installazioni e agli eventi che come un arcipelago compongono la manifestazione.

Matericità: uno sperimentalismo che parla di futuro
Alcuni prodotti dalle superfici tattili, presenti nelle diverse installazioni di Isola Design Festival 2026

 

Matericità uno sperimentalismo che parla di futuro
Alcuni prodotti dalle superfici tattili, presenti nelle diverse installazioni di Isola Design Festival 2026

 

Perché I materiali tattili sono legati a doppio filo alla sostenibilità

Secondo Sustainability Directory (sustainability-directory.com) la piattaforma digitale e hub di risorse dedicato alla sostenibilità aziendale e ambientale, nel contesto della sostenibilità, i materiali tattili si riferiscono a sostanze e combinazioni apprezzate per le loro caratteristiche superficiali e per l’effetto che queste esercitano sulle scelte progettuali, favorendo una diminuzione dell’impatto ambientale.

Non vengono considerati soltanto in base alle loro prestazioni tecniche, ma anche per il valore sensoriale che apportano al design, contribuendo in alcuni casi a limitare l’uso di finiture o sostituzioni che richiedono molte risorse. L’attenzione alla dimensione tattile promuove così un approccio più integrato nella selezione dei materiali, favorendo una maggiore durata dei prodotti grazie a un legame più forte con l’utente. A questo si aggiunge che, l’irregolarità della forma è una caratteristica distintiva di materiali ed elementi naturali e organici.

Perché I materiali tattili sono legati a doppio filo alla sostenibilità
AGC FeelInGlass indaga le capacità espressive e sensoriali del vetro, ideando soluzioni che arricchiscono la percezione tattile e visiva delle superfici. In occasione della Milano Design Week l’azienda partecipa all’evento di Baolab (laboratorio milanese di CMF Design), dal titolo “Manufacturing Circus – Showcasing the choreography of making”, presentando la tecnica di produzione dei vetri ultrasottili e flessibili, ottenuti attraverso specifici trattamenti chimici. 

 

Industria e artigianato: una convergenza necessaria

Il crescente interesse verso superfici materiche sta anche ridefinendo il rapporto tra produzione industriale e sapere artigianale. Se da un lato le tecnologie consentono di replicare texture complesse con grande precisione, dall’altro cresce il valore di lavorazioni manuali capaci di introdurre variazioni uniche, impercettibili ma significative. Questa convergenza apre scenari interessanti: prodotti scalabili ma non standardizzati, capaci di mantenere una qualità sensoriale elevata. Il difetto, o meglio la variazione, non è più un limite da correggere, ma una risorsa progettuale che arricchisce l’esperienza.

FAQ Materiali tattili

Materiali tattili e superfici materiche ridefiniscono l’architettura inclusiva: un approccio sensoriale che unisce estetica, accessibilità e sostenibilità, migliorando l’esperienza dello spazio per tutti. Ecco alcune domande che gli utenti cercando più spesso in rete.

Cosa si intende per materiali tattili in architettura e design?

I materiali tattili sono superfici progettate per essere percepite anche attraverso il tatto, oltre che con la vista. Possono presentare texture, rilievi e variazioni materiche che trasmettono informazioni, migliorano l’esperienza sensoriale e rendono gli spazi più accessibili.

Perché i materiali tattili sono importanti per l’inclusione?

Perché permettono di progettare ambienti fruibili da tutte le persone, incluse quelle con disabilità visive. Le superfici tattili aiutano a orientarsi, riconoscere percorsi e interagire con lo spazio in modo autonomo, senza bisogno di strumenti aggiuntivi.

In che modo le superfici irregolari migliorano l’esperienza dello spazio?

Le superfici irregolari offrono segnali sensoriali utili per distinguere aree, percorsi e funzioni. Non sono solo decorative, ma diventano veri e propri strumenti di orientamento e identità, migliorando la percezione dello spazio per tutti.

Qual è il ruolo della luce nei materiali tattili?

La luce amplifica le qualità delle superfici materiche, creando ombre e riflessi che ne evidenziano texture e profondità. In particolare, la luce radente rende visibili anche i dettagli pensati per il tatto, rafforzando la percezione multisensoriale.

I materiali tattili sono solo una tendenza estetica?

No, rappresentano un approccio progettuale sempre più centrale. Oltre all’estetica, rispondono a esigenze funzionali, sociali e culturali legate all’inclusione, alla sostenibilità e al benessere sensoriale.

Che relazione c’è tra materiali tattili e sostenibilità?

I materiali tattili favoriscono un uso più consapevole delle risorse, perché spesso riducono la necessità di finiture aggiuntive e aumentano la durata percepita dei prodotti. Inoltre, creano un legame più profondo con l’utente, incentivando un utilizzo più duraturo.

Come si applica la progettazione tattile negli spazi quotidiani?

Può essere integrata attraverso pavimentazioni differenziate, rivestimenti materici, tessuti strutturati e variazioni tra superfici. Questa “narrazione tattile” aiuta a distinguere le funzioni degli ambienti e rende gli spazi più intuitivi e accoglienti.

 

Foto in apertura: DORSUM® trasforma le superfici lisce in elementi tridimensionali decorati. In foto, una testata letto




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