
Oltre l’oggetto: il design come memoria e visione
Le immagini, i video e i materiali d’archivio qui non sono semplici supporti espositivi, ma frammenti di una narrazione più ampia: quella di un design che smette di essere consumo rapido per tornare a essere memoria, stratificazione, responsabilità. Archivi Futuri lavora su una tensione fertile tra innovazione tecnologica e saperi tradizionali, mettendo in dialogo intelligenza artificiale e artigianato, algoritmi e gesti manuali, archivi digitali e materiali fisici. Il design non si limita a immaginare il prossimo oggetto iconico, ma si interroga su ciò che resterà, su ciò che merita di essere conservato quando il tempo avrà superato il 2050. È una domanda che oggi, nel pieno della crisi ambientale e della sovrapproduzione, assume un peso etico prima ancora che estetico.
In questo senso, la mostra diventa quasi un laboratorio di archeologia del futuro. Gli oggetti esposti non sono prototipi da lanciare sul mercato, ma testimonianze di possibili scenari, in cui la documentazione assume lo stesso valore del prodotto finale. Conservare non significa solo accumulare dati, ma costruire relazioni tra passato, presente e futuro. Forse è proprio questa la riflessione più potente che emerge dall’edizione di quest’anno: il futuro del design non risiede soltanto nella creazione di nuovi oggetti, ma nella costruzione di sistemi capaci di dare senso e durata a ciò che già esiste.
In un mondo che cambia rapidamente, la vera innovazione potrebbe essere imparare a ricordare.




Detto Sfatto è una serie di cinque oggetti da tavola realizzati con stampa 3D da Ilaria Critelli, ispirati ai modi di dire italiani legati alle delusioni sentimentali. La collezione gioca con ironia e suggestioni visive per reinterpretare questi proverbi, proponendo uno sguardo più leggero e poetico sul tema del cuore spezzato. Prodotti in PLA bio-based con finitura effetto ceramica, gli oggetti uniscono l’estetica della tradizione artigianale alla leggerezza e alla precisione delle tecnologie digitali. Il contrasto tra ciò che sembrano e ciò di cui sono fatti diventa così una metafora della vulnerabilità emotiva, delle aspettative e del processo di ricostruzione interiore che il progetto intende raccontare.

Lo Zahra Stool è uno sgabello contemporaneo che reinterpreta l’eredità del design dell’antico Egitto in chiave moderna. Ispirato alle proporzioni e alla chiarezza formale degli sgabelli cerimoniali egizi, combina una struttura in legno artigianale con una seduta in lino intrecciato, richiamando tecniche tradizionali. Un elemento distintivo è la seduta modulare e intercambiabile, che permette variazioni di colore e motivi, rendendo ogni pezzo unico. Il colore blu, ispirato al Nilo e al cielo, aggiunge un significato simbolico, mentre l’uso di tinture naturali e materiali sostenibili riflette un approccio ecologico. Leggero e versatile, può essere usato come seduta o elemento decorativo, unendo funzione, artigianato e memoria storica in un oggetto moderno.
_nichehome_. Ogni casa egiziana aveva una “nicchia”: uno spazio curato con amore che custodiva oggetti pieni di significato, tramandati nel tempo e legati a memoria, rituali e vita quotidiana. Il brand nasce da questa idea: la nicchia come simbolo della cultura domestica egiziana. I suoi prodotti reinterpretano oggetti e tradizioni del passato in chiave contemporanea, senza copiarli, ma mantenendone l’essenza. Non sono pezzi decorativi appariscenti, ma oggetti pensati per essere vissuti, che portano la cultura nella quotidianità e continuano una tradizione fatta di cura, memoria e significato.
Che cosa tramanderemo in futuro?
Il cuore concettuale e spaziale del progetto è il sistema modulare ideato da Petrillo (che è anche curatore e ideatore del concept espositivo Archivi Futuri): una struttura di cassetti che rilegge un gesto domestico universale — quello del custodire — trasformandolo in un dispositivo progettuale. Aprire, chiudere, catalogare: azioni minime che diventano metafora di un nuovo approccio al design, basato sulla selezione e non sull’accumulo. In un’epoca dominata dall’eccesso, il progetto suggerisce che il vero lusso del futuro sarà la capacità di scegliere cosa tramandare. Questa riflessione si inserisce in un dibattito sempre più urgente sul ruolo del design nella transizione ecologica. Non basta più progettare oggetti sostenibili dal punto di vista dei materiali; occorre ripensare l’intero ciclo culturale della produzione. Archivi Futuri propone una visione in cui la sostenibilità passa anche attraverso la durata simbolica degli oggetti, la loro capacità di raccontare storie e di mantenere significato nel tempo. È un invito a progettare meno, ma meglio. E soprattutto, a progettare pensando a chi verrà dopo.
Il cassetto nel progetto di Petrillo (foto in apertura) viene ripetuto in modo molto regolare, fino a diventare un elemento visivo centrale. Non è più solo utile, ma diventa un simbolo. Ogni cassetto rappresenta un piccolo spazio dove conservare ricordi e oggetti che, disposti uno sopra l’altro, formano strutture alte e sottili, simili a torri. In alto, una curva rompe la rigidità e rende la forma più morbida e riconoscibile.
Questi oggetti sembrano quasi “presenze”, come custodi silenziosi dello spazio. La ripetizione dei cassetti richiama anche il tempo: lo conserva e lo blocca. Ciò che viene chiuso dentro resta intatto, pronto per essere riscoperto. Nasce così un archivio che unisce passato, presente e futuro.

Interviste ai progettisti
Atelier Nienē: il design come atto artistico ed etico

Qual è il messaggio principale della collezione/evento Archivi Futuri alla Design Week milanese?
Archivi Futuri nasce attorno a una domanda molto chiara: cosa resterà del nostro design oltre il 2050? L’esposizione esplora nuove modalità di conservazione non solo degli oggetti, ma anche delle emozioni e della cultura progettuale. Come partecipanti, non abbiamo una visione completa dell’allestimento finale, ma ci riconosciamo profondamente nel concept: il nostro lavoro nasce proprio dalla consapevolezza di creare oggetti che possano avere una vita più lunga della nostra. Il progetto mette insieme una moltitudine di tematiche attuali — riuso, sostenibilità, memoria, artigianalità.
È corretto dire che il design oggi tende a “guardare indietro”?
Più che guardare indietro, crediamo si tratti di ristabilire una continuità. Recuperare tecniche, materiali e significati non è un gesto nostalgico, ma uno strumento per progettare in modo più consapevole. Come nell’etimologia delle parole, tornare all’origine aiuta a chiarire il presente e a costruire oggetti che abbiano un senso più profondo e duraturo.
L’artigianalità che peso avrà nel design del futuro?
Crediamo che abbia già oggi un ruolo centrale, destinato a crescere. L’artigianalità è una modalità produttiva, caratterizzata da un sistema di conoscenze e relazioni che permette di realizzare oggetti più consapevoli, tracciabili e qualitativamente più profondi.
Per noi è altrettanto importante lavorare sulla durata degli oggetti e su come i materiali scelti rispondono al passare del tempo. Abbiamo scelto materiali naturali come la pietra, non trattata, che può essere restituita alla natura senza generare rifiuti.
Ci impegniamo a creare oggetti che possano acquisire valore nel tempo, anche emotivo, così da essere conservati e tramandati. In questo senso, l’invecchiamento non è un limite, ma una qualità che rende ogni pezzo più autentico.

KORITO è un oggetto ispirato agli abbeveratoi tradizionali, che riduce la forma ai suoi elementi essenziali: un equilibrio tra geometrie primarie, sollevate su una semplice base. È realizzato in pietra naturale “Repen”, una pietra calcarea del Carso tra Italia e Slovenia, caratterizzata da fossili che rendono ogni pezzo unico. Il progetto nasce da un rapporto diretto con il territorio e con chi lo lavora: collaboriamo con artigiani locali e utilizziamo una pietra proveniente da una cava familiare riattivata dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Atelier Nienē
Atelier Nienē è uno studio multidisciplinare fondato da Nicol Belci e Neža Kravos, con sede a Trieste. Il loro lavoro esplora il rapporto tra architettura, materiali e design, con una forte attenzione al contesto locale. Nicol Belci, formata in architettura tra Cile e Venezia (IUAV), ha ampliato la sua pratica verso grafica, fotografia e cultura materiale, approfondendo anche il mondo del vino e del caffè con un Master in Coffee Science and Economics. Neža Kravos, laureata all’Università di Lubiana, sviluppa un approccio multidisciplinare tra grafica, product e interior design, affiancato da attività in ambito culturale ed educativo. Dopo percorsi diversi, entrambe tornano a Trieste e fondano insieme Atelier Nienē, unendo le loro visioni in un progetto comune.
Be(Forma): recupero di una cultura ancestrale

Sedia 225 trae ispirazione dalla poetica e dalle idee del Bauhaus. L’idea progettuale è quella di una sedia che viene svuotata di tutti gli elementi che la generano e viene ridotta al suo scheletro, alla sua forma essenziale.
Può parlarmi del suo progetto alla mostra?
Sedia 225 è un progetto che indaga e volutamente semplifica il concetto di sedia; in un mondo ricco di stimoli, informazioni e sovrastrutture, Be(Forma) sceglie di tornare all’idea originaria di sedia, spogliando l’oggetto e riducendolo al suo scheletro interno. In questo modo definisce un elemento funzionale ma al tempo stesso scultoreo, che gioca su attente proporzioni per renderlo anche comodo, a discapito dell’immagine e del materiale. Il tutto, in forma artigianale e in piccola serie, per mantenere viva l’artigianalità italiana e limitare l’impatto ambientale derivante da produzioni industriali.
A proposito di artigianalità, che ruolo avrà nel design del futuro?
Sicuramente avrà un peso sempre maggiore e, a mio avviso, sarà molto legato all’idea di “esclusività”. Esclusività legata, in parte, al concetto di lusso e in parte a quello di unicità e distinzione in un mondo oggi molto standardizzato. Purtroppo, solo in parte per concetti di vera sostenibilità. Di contro si assiste, a mio avviso, a un sempre crescente desiderio di riscoperta e di salvaguardia, soprattutto da parte delle giovani generazioni, dei “saperi antichi” come veicolo per esprimersi autonomamente. Da qui la riscoperta quindi anche dell’artigianato.
Il riciclo e il riuso sono l’unica chiave per l produzione del futuro o possiamo aggrapparci ad altre strategie?
Il riciclo e il riuso sono sicuramente parte delle strategie future, ma ci vuole un cambiamento più profondo. Bisognerebbe ripensare al modo in cui tutti viviamo e iniziare a produrre degli oggetti che siano belli, funzionali e possibilmente duraturi. Questo avrebbe inevitabilmente un impatto positivo sul mondo del futuro.
L’installazione Archivi Futuri fa riflettere proprio sul concetto di tramandare, quali oggetti resteranno?
L’evento Archivi Futuri, come il nome suggerisce, gioca sul concetto di “archiviazione” di oggetti e di idee oggi contemporanei, ma li proietta in un “futuro” oltre il 2050, quando faranno effettivamente parte di “archivi”. L’intenzione è quella di presentare progetti e idee che resteranno, per vari motivi, “contemporanei” anche nel futuro. È come succede al giorno d’oggi con alcuni oggetti di design del passato; vengono riscoperti, studiati, rielaborati o semplicemente riproposti mantenendo intatta l’idea di contemporaneità loro intrinseca. A mio avviso, in questo periodo, sta nascendo il desiderio di avere concretezza ed essenzialità. Un certo tipo di design si muove quindi indagando, in vario modo, attraverso molteplici tematiche ed esperienze, anche passate, per recuperare un’idea di design che risponda alle esigenze del vivere contemporaneo.
Matteo Francesco Greco
Matteo Francesco Greco è un ingegnere edile laureato al Politecnico di Milano. Unisce rigore tecnico e passione estetica nella progettazione architettonica e nell’interior design. Ha fondato Be(Forma), un laboratorio creativo che integra idee, sperimentazione e influenze esterne. Il suo approccio al design nasce dall’osservazione del mondo e mira a trasformare le forme in oggetti funzionali e poetici, capaci di raccontare una storia.
Contatta i progettisti/designer
Alessandro Pagura — www.alessandropagura.com
Ilaria Critelli — www.instagram.com/ilare_design
_nichehome_ — www.instagram.com/_nichehome_
Atelier Nienē — www.atelierniene.com
Matteo Francesco Greco, fondatore di Be(Forma)
Pietro Petrillo, padre di Keep Life
FAQ Archivi Futuri
Che cos’è “Archivi Futuri” alla Milano Design Week 2026?
“Archivi Futuri” è un progetto espositivo presentato durante la Milano Design Week 2026 che riflette sul futuro del design oltre il consumo rapido. L’installazione, ospitata nello spazio Zonak, propone una visione in cui gli oggetti diventano memoria, eredità culturale e strumenti per immaginare scenari futuri.
Dove si svolge l’installazione Archivi Futuri?
L’evento si tiene presso lo spazio Zonak, in via Spalato 11, all’interno dell’Isola Design District, uno dei circuiti più dinamici e sperimentali della design week milanese.
Qual è il significato del “minimalismo materico” nel design contemporaneo?
Il minimalismo materico è un approccio progettuale che privilegia pochi materiali essenziali, durevoli e sostenibili. In contrapposizione al consumo veloce, punta a creare oggetti destinati a durare nel tempo, sia fisicamente che simbolicamente.
Chi è il curatore del progetto Archivi Futuri?
Il progetto è ideato e curato dal designer Pietro Petrillo, noto anche per aver sviluppato Keep Life, un materiale composito sostenibile ottenuto da scarti naturali come gusci e lignina.
Quali temi affronta la mostra Archivi Futuri?
La mostra esplora temi centrali come sostenibilità, memoria, artigianato, innovazione tecnologica e il rapporto tra passato e futuro. L’obiettivo è ripensare il design come pratica etica, oltre che estetica.
Che ruolo hanno artigianato e tecnologia nel design del futuro?
Secondo i designer coinvolti, il futuro del design risiede nell’integrazione tra tecnologie avanzate (come stampa 3D e intelligenza artificiale) e saperi artigianali. Questo dialogo permette di creare oggetti più consapevoli, tracciabili e significativi.
Perché Archivi Futuri invita a “selezionare” invece che accumulare oggetti?
Il progetto propone un cambio di paradigma: in un mondo dominato dall’eccesso, il vero valore sta nella capacità di scegliere cosa conservare e tramandare. Il design diventa così uno strumento per dare senso e durata agli oggetti, trasformandoli in testimonianze culturali.
