Incluṡivo agg. [dal lat. mediev. inclusivus]. – Che vale a includere, o meglio che include, che comprende in sé qualche cosa. Il design inclusivo rappresenta un approccio progettuale volto a creare prodotti ed esperienze accessibili, utilizzabili e comprensibili dal maggior numero possibile di persone. Si tratta di una filosofia che travalica il concetto di accessibilità, considerando le diverse esigenze, background ed esperienze degli utenti finali. L’obiettivo della progettazione inclusiva garantisce che gli spazi abitativi e gli elementi d’arredo rispondano alle necessità di una popolazione eterogenea.
Che cos’è il design inclusivo?
Che si tratti della creazione di uno spazio o di un elemento di arredo, l’inclusive design riconosce che non sempre è possibile soddisfare ogni esigenza specifica fornendo un’unica soluzione, ma propone alternative flessibili che riducono le barriere e l’esclusione.
Il design inclusivo nasce dalla consapevolezza che ogni individuo, indipendentemente dal genere, dalla provenienza geografica, dalla lingua madre o dalle capacità fisiche e cognitive, dovrebbe poter utilizzare e godere degli stessi prodotti e servizi. Considerare la diversità umana durante il processo di progettazione centrata sull’utente porta spesso a soluzioni migliori e di più ampio respiro: ad esempio, un mobile con maniglie ergonomiche pensate per persone con artrite risulterà più comodo da utilizzare anche per chi non presenta questa condizione.
Perché è importante il design inclusivo?
Un arredo ben progettato non dovrebbe limitarsi a rispettare i requisiti tecnici minimi, ma dovrebbe essere in grado di adattarsi ai diversi bisogni degli utenti, ponendo le persone al centro del processo creativo. Ed è per questo che tale approccio contribuisce a promuovere il benessere personale, la coesione sociale e il piacere di vivere gli spazi quotidiani.
Rimanendo in tema di design di soluzioni di arredo e prodotti per la casa, è fondamentale ricordarsi che chiunque, in diversi momenti della vita, può sperimentare difficoltà di mobilità o limitazioni temporanee. Pensiamo ad esempio ad una persona anziana, un genitore con un neonato, una persona infortunata o semplicemente un individuo stanco dopo una lunga giornata.
Identificare e affrontare le barriere all’inclusione nelle prime fasi del processo di progettazione permette di sviluppare soluzioni d’arredo che non creino ostacoli. Il design inclusivo celebra la diversità considerando non solo le necessità delle persone con disabilità motorie, ma anche quelle di individui con disabilità cognitive, problemi di salute mentale, deficit visivi o uditivi, creando così ambienti domestici e lavorativi genuinamente accoglienti per tutti.
Qual è la differenza tra design inclusivo, design universale e accessibilità?
Spesso il termine design universale viene utilizzato come corrispettivo per design inclusivo. La verità è che questi due concetti, seppur strettamente interconnessi, si differenziano per alcune importanti sfumature semantiche. Vediamo quindi qual è la differenza tra design accessibile e inclusivo, ponendo attenzione alle specifiche caratteristiche.
Il design inclusivo mira ad accogliere la diversità umana, considerando le molteplici esigenze culturali, sociali e individuali che superano il concetto di utente “standard”. Questo approccio coinvolge va oltre la semplice conformità alle normative di accessibilità per esplorare esigenze intersezionali complesse.
Come esprime il nome stesso, il design per tutti si basa sulla progettazione di ambienti, servizi e prodotti utilizzabili dal maggior numero possibile di persone senza adattamenti successivi. Il design universale di fatto crea una soluzione unica che sia fruibile universalmente.
Questi due concetti del design si legano al focus dell’accessibilità, obiettivo ultimo del lavoro del progettista. Ragionare in termini di accessibilità ci porta a creare soluzioni che eliminino le barriere fisiche o cognitive che potrebbero interferire nell’interazione tra utente e prodotto / servizio.
Quali sono i principi fondamentali del design inclusivo?
Il Design Toolkit e il valore del “buon” design secondo l’Università di Cambridge
L’Università di Cambridge ha sviluppato un approccio pionieristico al design inclusivo attraverso il suo Design Toolkit*, un portale consultabile online che fornisce metodologie e strumenti pratici che rispettano i principi del design inclusivo per incorporarne le caratteristiche nel processo creativo.
Il toolkit permette di comprendere come la vasta gamma di esigenze degli utenti possa ridurre significativamente il rischio di problemi costosi nelle fasi avanzate del ciclo di vita del prodotto. I ricercatori dell’università britannica sono partiti dall’analisi del progressivo invecchiamento della popolazione nei Paesi sviluppati e dall’aumento della percentuale di persone con capacità ridotte per creare un metodo strutturato di progettazione che sia in grado di dare soluzioni concrete per queste esigenze.
Gli strumenti per il design inclusivo messi a disposizione dall’ateneo risultano preziosi per designer, studenti e manager che desiderano navigare attraverso la complessità delle diverse necessità umane, comprendendo che un buon design non avviene per caso, ma richiede un processo rigoroso che possa soddisfare una popolazione sempre più diversificata.
Quali sono gli esempi pratici di design inclusivo?
Nel panorama attuale del design, troppo spesso i prodotti vengono concepiti ignorando le esigenze di ampie fasce della popolazione. Il design inclusivo emerge come risposta a questa criticità, proponendo un approccio che pone la diversità umana al centro. Negli ultimi anni, diverse aziende hanno iniziato a implementare diversi esempi di design inclusivo, ripensando completamente i loro prodotti e servizi per garantire che siano utilizzabili da chiunque.
Uplift S2, il miniascensore che si adatta agli spazi più piccoli
Dalle linee compatte ed eleganti, Uplifts S2 di Stannah è un pratico miniascensore domestico pensato per inserirsi armoniosamente anche in un ambiente di ridotte dimensioni. Uplifts S2 nasce per aiutare le persone nel vivere gli spazi domestici con serenità e in totale sicurezza: il miniascensore, in grado di trasportare fino a due persone, dona il massimo comfort con un ingombro ridotto al minimo.
HIMACS, il lavabo inclusivo
HIMACS ha sviluppato una gamma innovativa di lavabi sottopiano, tra cui la serie PRM, per coniugare estetica, funzionalità e accessibilità nei bagni contemporanei. Progettati per persone con mobilità ridotta, questi lavabi presentano una vasca poco profonda ed ergonomica, facilitando l’uso da parte di utenti in sedia a rotelle e famiglie multigenerazionali senza compromettere il design. Oltre alle loro caratteristiche di accessibilità, i lavabi del brand mantengono le proprietà distintive del materiale Solid Surface HIMACS: superficie non porosa resistente a batteri e virus, facilità di pulizia che previene la contaminazione incrociata, resistenza all’usura e ai raggi UV.
Solo, la colonna doccia di Ponte Giulio che risponde alle esigenze di persone con ridotta mobilità
Ponte Giulio ha fatto del design inclusivo un autentico pilastro della propria visione aziendale, anticipando l’evoluzione del concetto di bagno come spazio personale in continua trasformazione. Con il suo innovativo approccio “Life Caring Design”, l’azienda interpreta le diverse abilità come opportunità per ripensare completamente la fruibilità degli ambienti. Questa visione si è concretizzata nella linea SOLO Shower, un sistema integrato di elementi doccia che coniuga sicurezza e design, premiato con la Menzione d’Onore al prestigioso XXVIII Compasso d’Oro.
Maris Care, l’inclusività in cucina secondo Franke
La vasca Maris Care caratterizzata dal profilo ribassato, questa soluzione rappresenta una soluzione di design inclusivo applicata alla cucina. Franke porta rende più sicuro ed ergonomico lo spazio per un’ampia varietà di utenti: dalle persone in sedia a rotelle agli anziani, da chi soffre di patologie croniche a chi semplicemente preferisce preparare i pasti in posizione seduta.
Fonte
*Design Toolkit