Ristrutturare un bagno accessibile: il progetto su misura tra autonomia, sicurezza e bellezza

La ristrutturazione del bagno di Marcella dimostra come un progetto accessibile possa coniugare ergonomia, estetica e autonomia reale. Sanitari sospesi, doccia filo pavimento, arredi su misura e soluzioni integrate sono stati scelti nel rispetto dei vincoli esistenti e del budget. Ogni elemento è stato calibrato sulle esigenze della cliente, superando l’approccio meramente normativo. Un intervento che conferma come l’accessibilità, se progettata fin dal concept, possa generare spazi armonici, funzionali e identitari.

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Come ho ristrutturato un bagno accessibile un progetto di autonomia, sicurezza e bellezzaDopo aver raccontato nel primo approfondimento la visione progettuale della casa accessibile e aver approfondito nel secondo articolo il progetto della cucina, entriamo ora in un ambiente altrettanto centrale: il bagno. Se la cucina è il cuore operativo della casa, il bagno è lo spazio più intimo, quello in cui autonomia, sicurezza e comfort devono convivere con estetica e qualità progettuale. È qui che l’accessibilità diventa ancora più concreta, perché ogni dettaglio incide direttamente sulla libertà di movimento e sulla quotidianità.

Progettare un bagno accessibile

La ristrutturazione del bagno di Marcella non è stata un semplice intervento tecnico. È stato un progetto costruito attorno alla persona, alle sue abitudini e al suo desiderio di indipendenza. L’obiettivo non era soltanto rispettare criteri ergonomici, ma creare uno spazio accogliente, coerente con il suo gusto estetico e capace di farla sentire davvero a casa.

Da interior designer so che trasformare un ambiente funzionale in uno spazio identitario richiede ascolto, competenza e una visione chiara. E quando si parla di accessibilità, questo principio diventa ancora più decisivo: ogni scelta deve essere misurata, ogni soluzione deve migliorare concretamente la qualità della vita.

Il progetto del bagno di Marcella è stato, allo stesso tempo, entusiasmante e complesso. Entusiasmante e, per certi aspetti, sorprendentemente fluido, perché Letizia ha potuto contare su una squadra di artigiani competente e collaborativa, pronta a mettersi in gioco e a supportare ogni scelta progettuale. Un aspetto tutt’altro che scontato. Nei cantieri, infatti, le lavorazioni fuori standard vengono spesso accolte con diffidenza, frenate da quel diffuso “non l’ho mai fatto e non lo faccio perché si è sempre fatto così” che rischia di limitare innovazione e qualità.

Accanto a questo, però, il percorso è stato anche impegnativo e a tratti complesso per due ragioni principali. La prima riguarda un tema culturale. La società in cui viviamo non è ancora del tutto pronta ad accogliere la diversità come valore progettuale. Questo si riflette anche nel mercato: le aziende realmente specializzate in prodotti accessibili di qualità, capaci di coniugare ergonomia e design, sono ancora poche. La conseguenza è una scelta limitata e, in alcuni casi, costi più elevati rispetto ai prodotti tradizionali. 

La seconda criticità era legata ai vincoli dell’intervento. La richiesta di Marcella era chiara: ridurre al minimo, se non azzerare, gli interventi murari, mantenere le piastrelle esistenti e non realizzare nuovi fori, ma sfruttare quelli già presenti. Un approccio conservativo che imponeva una progettazione estremamente precisa e una selezione attenta di ogni elemento.

La vera sfida, quindi, è stata individuare i prodotti giusti, capaci di rispondere ai requisiti ergonomici e funzionali, rispettando al tempo stesso i limiti strutturali e il budget definito. Ed è proprio dentro questi confini che il progetto ha preso forma, trasformando il bagno in uno spazio accessibile, coerente e autenticamente abitabile. Ma è proprio nei limiti che nasce il vero progetto. Vediamo come.

Progettare un bagno accessibile
La ristrutturazione del bagno di Marcella non è stata un semplice intervento tecnico. È stato un progetto costruito attorno alla persona, alle sue abitudini e al suo desiderio di indipendenza

 

I sanitari
I sanitari sospesi

 

I sanitari

Chi utilizza quotidianamente la carrozzina raramente apprezza i sanitari “classificati per disabili”. Il motivo è semplice e spesso poco considerato: il trasferimento dalla sedia a rotelle a un vaso con seduta più alta comporta uno sforzo fisico significativo e non sempre ergonomicamente corretto.

Per questo motivo, Marcella aveva già scelto un sanitario sospeso tradizionale. In fase di ristrutturazione abbiamo deciso di sostituirlo con un nuovo modello sempre sospeso, ma dotato di tecnologia moderna senza brida, più igienica, performante e semplice da pulire, senza alterare l’altezza e quindi l’equilibrio funzionale a cui era abituata.

Un passaggio particolarmente rilevante ha riguardato il sistema di sostegno. Il precedente maniglione, voluminoso e visivamente invasivo, è stato rimosso e sostituito con un elemento più essenziale ed elegante, con finitura cromata in continuità con le rubinetterie.

Questo nuovo supporto svolge una doppia funzione: maniglione di sicurezza e, allo stesso tempo, porta salvietta per il bidet. Sì, bidet. Il sanitario, infatti, grazie a un miscelatore esterno con relativa doccetta, integra anche questa funzione, ottimizzando lo spazio e riducendo la necessità di ulteriori elementi, in coerenza con i vincoli progettuali definiti in partenza.

I fori lasciati dal precedente maniglione verranno coperti da un porta rotolo realizzato interamente su mio disegno, pensato su misura per integrarsi perfettamente nel contesto esistente.

Un dettaglio progettuale che conferma come, anche in un intervento vincolato, sia possibile lavorare su personalizzazione, coerenza estetica e qualità del risultato finale.

La zona doccia

In precedenza il piatto doccia aveva dimensioni più contenute e, per ragioni di praticità, era stato installato un semplice sistema a tenda. Erano inoltre presenti due maniglioni di supporto, particolarmente ingombranti e poco integrati dal punto di vista estetico, oltre a una doccetta montata a un’altezza ridotta: una soluzione funzionale per la cliente, che poteva lavarsi con facilità, ma decisamente scomoda per eventuali ospiti.

L’intervento ha previsto l’inserimento di un piatto doccia leggermente più profondo, posato a filo pavimento per garantire continuità visiva e maggiore accessibilità. I precedenti maniglioni sono stati sostituiti con un unico elemento di sostegno, più essenziale nel design e maggiormente coerente con l’estetica complessiva dell’ambiente, senza rinunciare alla funzionalità.

È stata inoltre installata una colonna doccia con doppia uscita d’acqua, così da consentire un utilizzo confortevole sia alla cliente sia agli ospiti, superando il limite della precedente configurazione.

Un ulteriore cambiamento riguarda la chiusura della doccia. La tenda è stata eliminata a favore di due porte pieghevoli totalmente indipendenti che, una volta aperte, garantiscono il massimo spazio di manovra. All’occorrenza, si richiudono trasformando l’area in un vero e proprio box doccia, con un equilibrio efficace tra accessibilità, comfort e qualità estetica.

La zona doccia
Un piatto doccia leggermente più profondo, posato a filo pavimento per garantire continuità visiva e maggiore accessibilità

 

Il mobile bagno

Questa zona del bagno è stata oggetto di una revisione completa, poiché è stato necessario integrare il volume della lavatrice, precedentemente assente. Se in un bagno tradizionale lo spazio contenitivo può essere facilmente ricavato attraverso colonne o pensili collocati sopra il mobile lavabo, in questo caso non vi era né lo spazio sufficiente per inserire colonne, né – per evidenti ragioni legate all’accessibilità e alla libertà di movimento – la possibilità di prevedere pensili sospesi standard.

La soluzione è stata la progettazione su misura di una colonna porta lavatrice rialzata. Questa scelta ha consentito di recuperare spazio nella parte inferiore, dove è stato inserito un ampio cassettone estraibile, e di sfruttare al contempo il piano superiore come ulteriore superficie d’appoggio.

L’elevazione della lavatrice permette a Marcella un utilizzo più agevole, riducendo lo sforzo nei movimenti di carico e scarico, mentre il cassetto sottostante è stato pensato per organizzare detergenti e accessori in modo ordinato e facilmente accessibile.

Il lavabo è un monoblocco in resina, installato a un’altezza calibrata sulle reali esigenze della cliente. Ogni misura è stata definita con precisione, analizzando centimetro per centimetro l’ampiezza e la dinamica dei suoi movimenti: un autentico progetto su misura, dove ergonomia e personalizzazione coincidono.

Completano la composizione una cassettiera e un piccolo pensile posizionato a un’altezza ridotta e funzionale, così da garantire accessibilità senza compromettere l’equilibrio visivo dell’insieme. L’intervento è valorizzato da uno specchio realizzato su disegno, elemento che amplia la percezione dello spazio e contribuisce a diffondere la luce in modo uniforme, migliorando la qualità complessiva dell’ambiente.

Quali sono le misure minime per realizzare un bagno accessibile?

Secondo le misure di riferimento che sono indicate dal D.M. 236/1989, che disciplina l’abbattimento delle barriere architettoniche, in generale, è necessario garantire:

  • uno spazio di manovra di almeno 150 cm di diametro per la rotazione di una carrozzina;
  • una porta con luce netta minima di 75–80 cm;
  • spazi laterali adeguati accanto al WC per il trasferimento dalla carrozzina al sanitario;
  • lavabo accessibile frontalmente, senza ingombri sottostanti.

Tuttavia, le misure minime normative rappresentano le indicazioni generali: è sicuramente utile, se non indispensabile, una buona progettazione personalizzata degli spazi in funzione dell’utente.

Vasca da bagno o box doccia?

Dipende dal tipo di esigenze che si hanno. In alcuni casi è meglio la vasca, in altri, come nel caso di Marcella, sarebbe un grande impedimento e quindi meglio la doccia. Una soluzione efficace può essere una doccia a filo pavimento senza soglie eventualmente dotata di accessori comodi che rendono l’esperienza della doccia pratica e non una corsa a ostacoli migliorando l’accessibilità complessiva dell’ambiente.

Quali sono le misure minime per realizzare un bagno accessibile?
L’accessibilità dev’essere pensata fin dalla fase progettuale con elementi di supporto che diventano parte armonica dello spazio e non un elemento a posteriori

 

Oltre la normativa, verso un progetto integrato

Progettare, ristrutturare o intervenire parzialmente – come in questo caso – su un bagno accessibile significa assumersi una responsabilità progettuale che va ben oltre il rispetto delle misure minime previste dalla normativa vigente. Non si tratta semplicemente di “adeguare” uno spazio, ma di ripensarlo in chiave ergonomica, con una visione orientata alla durabilità, alla qualità estetica e alla reale fruibilità quotidiana, applicando la stessa attenzione che si riserva al restyling di un bagno destinato a persone normodotate.

Come progettista ritengo fondamentale che un bagno ben concepito, al pari di qualsiasi altro ambiente domestico, debba garantire sicurezza, autonomia e comfort, senza rinunciare alla coerenza stilistica con l’identità dell’abitazione. L’errore più frequente è considerare l’accessibilità come un’aggiunta tecnica successiva: maniglioni inseriti a posteriori, soluzioni temporanee, elementi poco integrati nel linguaggio formale dello spazio.

Al contrario, quando l’accessibilità viene integrata fin dalla fase di concept progettuale, il risultato è un ambiente fluido, armonico e pienamente funzionale, in cui ogni dettaglio – dalle quote di installazione agli ingombri, dalla selezione dei materiali al progetto illuminotecnico – risponde a una strategia coerente e consapevole.

Il nuovo box doccia con doccia a filo pavimento

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A presto,
Letizia

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La ristrutturazione del bagno di Marcella dimostra come un progetto accessibile possa coniugare ergonomia, estetica e autonomia reale. Guarda il video anteprima!

 

FAQ Progettare un bagno accessibile

La ristrutturazione di un bagno accessibile dimostra come sia possibile coniugare ergonomia, sicurezza e qualità estetica, trasformando un intervento tecnico in un vero progetto di autonomia e identità abitativa. Ecco alcune delle domande più ricercate in internet dagli utenti.

Quanto costa ristrutturare un bagno accessibile?

Il costo varia in base alla dimensione del bagno, agli interventi strutturali necessari e alla qualità dei materiali scelti.
È importante considerare che esistono agevolazioni fiscali per l’abbattimento delle barriere architettoniche, oltre all’acquisto di prodotti con iva agevolata che possono ridurre in modo sostanziale la spesa finale.

I maniglioni e gli ausili rendono il bagno “ospedaliero”?

No, se vengono a priori ricercati i prodotti giusti e integrati correttamente nel progetto. Oggi il mercato offre soluzioni dal design minimale e contemporaneo, con finiture coordinate ai rubinetti e agli accessori. Per questo è importante avere un’ottima progettazione preliminare e non fare il “fai da te”. L’accessibilità dev’essere pensata fin dalla fase progettuale con elementi di supporto che diventano parte armonica dello spazio e non un elemento a posteriori, senza comprometterne l’estetica.

È possibile rendere accessibile un bagno piccolo?

Sì, ma richiede uno studio distributivo accurato. In spazi ridotti può essere necessario: riposizionare i sanitari; utilizzare porte scorrevoli; scegliere sanitari compatti ma ergonomici; ottimizzare altezze e ingombri. In alcuni casi, può essere opportuno valutare una diversa distribuzione interna dell’abitazione per ottenere uno spazio realmente funzionale. La progettazione su misura è fondamentale per evitare soluzioni solo apparentemente accessibili.





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