
Nel 2025 il Portogallo ha chiuso con esportazioni di mobili e arredo verso l’Italia cresciute del 27%, confermando un interesse in aumento per un sistema che, negli ultimi anni, ha saputo affiancare alla propria tradizione manifatturiera una più decisa identità progettuale.
Dalla produzione al progetto: la nuova identità del design portoghese

Intervista a Joaquim Carneiro, Presidente di APIMA
Al Salone del Mobile, APIMA, l’Associação Portuguesa das Indústrias de Mobiliário e Afins, ha coordinato la partecipazione di 72 brand nazionali: un numero record, che testimonia non solo una presenza commerciale, ma anche una precisa volontà di posizionamento. Fondata nel 1984, APIMA è l’associazione imprenditoriale portoghese che promuove il cluster del mobile e dei settori affini, sostenendone la competitività e la visibilità nazionale e internazionale.
Il Portogallo non vuole più essere percepito soltanto come un Paese produttore, capace di lavorare materiali, finiture e processi industriali con grande competenza, ma come una nuova geografia europea del design, in cui artigianato, flessibilità, sostenibilità e autorialità diventano elementi di una visione più ampia.
Ne abbiamo parlato con Joaquim Carneiro, Presidente di APIMA, per capire come sta cambiando l’identità del design portoghese e quale dialogo può aprire oggi con il pubblico italiano e con le nuove esigenze dell’abitare contemporaneo.
Un equilibrio raro tra creatività e know-how manifatturiero
Che cosa cerca oggi l’Italia nel design portoghese che forse non trovava, o non riconosceva, fino a pochi anni fa?
“Credo che l’Italia stia riconoscendo nel design portoghese un equilibrio raro tra creatività, flessibilità e know-how manifatturiero. Per molti anni il Portogallo è stato percepito principalmente come un partner produttivo altamente competente, apprezzato per la qualità artigianale e l’affidabilità industriale. Questi punti di forza rimangono, ma oggi c’è una comprensione molto più nitida del fatto che il Portogallo possieda anche un proprio linguaggio creativo e una propria cultura del design.
Ciò che è cambiato non è solo il settore in sé, ma anche il modo in cui le aziende portoghesi si presentano a livello internazionale. C’è stato un investimento significativo nel branding, nella comunicazione e nella visibilità internazionale, a cui APIMA ha contribuito con numerosi eventi e attivazioni. Le aziende portoghesi sono oggi più presenti nelle fiere di riferimento, nelle piattaforme del design e nel dibattito architettonico, in particolare a Milano, dove il dialogo con il mercato italiano si è intensificato considerevolmente.
La firma Made in Portugal è stata presente in diverse fiere ed eventi di design, contribuendo a rafforzarne il riconoscimento globale. Allo stesso tempo, il consumatore contemporaneo è alla ricerca di autenticità, onestà dei materiali e prodotti con una dimensione più umana. Il design portoghese risponde naturalmente a questa domanda.
C’è calore e sensibilità nel mobile portoghese: qualità che derivano dal nostro rapporto culturale con i materiali, l’artigianato e la casa stessa. L’Italia riconosce l’eccellenza e quello che stiamo vedendo oggi è un riconoscimento crescente della capacità del Portogallo di combinare, in modo molto credibile, eredità artigianale e sofisticazione contemporanea.”

Quando la manifattura diventa cultura del design
Il Portogallo ha una tradizione produttiva importante, ma oggi sembra voler affermare anche una voce progettuale. Quando una manifattura diventa cultura del design?
“Una cultura manifatturiera diventa cultura del design quando l’industria smette di considerare il design come un elemento finale e comincia a trattarlo come parte del pensiero strategico alla base del prodotto.
Il Portogallo ha sempre avuto un patrimonio tecnico straordinario. Generazioni di artigiani e produttori hanno sviluppato una profonda competenza nel legno, nella tappezzeria, nella lavorazione dei metalli e nelle tecniche di finitura. Quello che è accaduto nell’ultimo decennio è stata l’emersione di una nuova generazione di aziende e designer capaci di trasformare quella competenza tecnica in identità creativa.
Oggi il design non è più separato dalla produzione. La prossimità tra designer, ingegneri, artigiani e fabbriche crea un ecosistema molto dinamico, in cui le idee possono essere concepite, testate e affinate con rapidità. Questa vicinanza è uno dei maggiori punti di forza del Portogallo.
Credo anche che il design portoghese si sia evoluto proprio perché è rimasto legato alla realtà manifatturiera. È cresciuto dal pavimento della fabbrica, dai materiali, dalla sperimentazione e dalla capacità di creare soluzioni personalizzate e flessibili. Questo conferisce al mobile portoghese un’autenticità particolare.”

La forza distintiva dell’arredo portoghese
In un mercato globale spesso dominato da prodotti molto simili tra loro, quale può essere la forza distintiva dell’arredo portoghese?
“Credo che il punto di forza distintivo del mobile portoghese risieda nella sua capacità di combinare valore emotivo ed eccellenza manifatturiera. In un mondo sempre più saturo di prodotti standardizzati, il Portogallo offre qualcosa di più personale e più adattabile.
Le nostre aziende sono estremamente flessibili, capaci di lavorare tanto su grandi progetti internazionali quanto su soluzioni altamente personalizzate. Questa flessibilità è sempre più apprezzata da architetti, interior designer e brand del settore hospitality.
Un altro fattore importante è il rapporto tra artigianato e innovazione. Il mobile portoghese conserva ancora una forte componente artigianale, ma questa si intreccia con processi industriali avanzati, competenze tecnologiche e una cultura progettuale sempre più matura…
Esiste anche una certa identità culturale che rende i prodotti portoghesi distintivi. Il design portoghese tende a evitare l’eccesso. Valorizza le proporzioni, il comfort, la materialità e la durabilità nel tempo. Si tratta di caratteristiche che risuonano fortemente con il vivere contemporaneo.”

Sostenibilità e durabilità: la vera rivoluzione del settore
La casa contemporanea chiede oggetti belli, durevoli, flessibili e responsabili. Quale di queste richieste sta cambiando di più il lavoro delle vostre aziende?
“Senza dubbio, la sostenibilità è la richiesta che sta trasformando il settore più in profondità, proprio perché influenza ogni fase della catena del valore. Oggi la sostenibilità non si limita più alla selezione dei materiali o alla certificazione ambientale. Riguarda l’approvvigionamento, i processi produttivi, la logistica, il packaging, la durabilità del prodotto e persino il modo in cui i prodotti vengono progettati in vista di un futuro riutilizzo o di un’economia circolare.
Le aziende portoghesi sono sempre più consapevoli che la produzione responsabile è un requisito competitivo nei mercati internazionali. Si è investito molto in legno certificato, riduzione degli sprechi, efficienza energetica, materiali riciclabili e pratiche di economia circolare.
Allo stesso tempo, la durabilità stessa è diventata parte della conversazione sulla sostenibilità. Creare prodotti che durino più a lungo, sia tecnicamente che esteticamente, è sempre più importante. Il design senza tempo è, in molti sensi, anche un approccio sostenibile.
Ciò che è interessante è che queste esigenze non stanno riducendo la creatività. Al contrario, stanno spingendo le aziende a innovare in modo più intelligente e a ripensare il rapporto tra industria, materiali e vita quotidiana.”
Le direzioni del futuro: internazionalizzazione, ricerca, identità
Se dovesse indicare una direzione per il futuro del design portoghese, quale sarebbe: più internazionalizzazione, più ricerca sui materiali, più sostenibilità o più identità autoriale?
“Direi che il futuro del design portoghese emergerà dalla combinazione di tutte queste dimensioni, ma con un obiettivo centrale: costruire un’identità più forte e più riconoscibile a livello internazionale.
L’internazionalizzazione rimane fondamentale, poiché le aziende portoghesi sono fortemente orientate all’export. Tuttavia, la crescita futura dipenderà sempre di più dalla differenziazione, non dalla sola scala. Per questo motivo, la ricerca sui materiali e la sostenibilità diventeranno ancora più importanti. La prossima generazione di prodotti dovrà combinare responsabilità ambientale, innovazione tecnologica e durabilità emotiva. Le aziende capaci di integrare queste dimensioni in modo coerente guideranno il mercato.
Allo stesso tempo, credo che il design portoghese si stia muovendo verso un’identità più sicura e più autoriale. Non necessariamente in modo stravagante o autoreferenziale, ma attraverso un’espressione più chiara dei propri valori: autenticità, artigianato, flessibilità, ricchezza dei materiali e design centrato sull’essere umano.
Il Portogallo non ha bisogno di imitare nessuno. Il più grande punto di forza del settore è proprio la sua capacità di reinterpretare la tradizione attraverso una prospettiva contemporanea e internazionale. È questo ciò che distingue sempre di più il design portoghese sulla scena globale.”
È proprio in questa capacità di reinterpretare la tradizione senza imitarne passivamente le forme che il design portoghese sembra trovare oggi la propria direzione più convincente. Una direzione che parla anche al pubblico italiano, abituato a riconoscere il valore della materia, della qualità e della cultura progettuale.
Dopo averlo scelto come meta di viaggio, il pubblico italiano può oggi guardare al Portogallo anche come a una nuova geografia del design europeo: un territorio progettuale in cui tradizione manifatturiera, cultura dei materiali e sensibilità contemporanea trovano una sintesi sempre più riconoscibile. Non solo un Paese da visitare, dunque, ma un immaginario da portare dentro casa. Magari, al rientro dalle ferie, con una saudade in meno e qualche ispirazione in più per ripensare il proprio salotto.
Chi è APIMA?
APIMA — Associação Portuguesa das Indústrias de Mobiliário e Afins — è l’associazione imprenditoriale portoghese fondata nel 1984 che rappresenta e promuove il cluster del mobile e dei settori affini, sostenendone la competitività e la visibilità nazionale e internazionale.
Foto in apertura: Courtesy of APIMA
FAQ Design portoghese
Meta amata dai viaggiatori, il Portogallo si sta imponendo anche come protagonista del design portoghese contemporaneo. Alcune domande semplici spesso ricercate online dagli utenti appassionati di design e professionisti.
Perché il design portoghese sta crescendo in Italia?
Perché unisce una solida tradizione manifatturiera a una nuova identità progettuale, capace di rispondere alla domanda contemporanea di autenticità, materiali onesti e prodotti dal carattere più umano. Nel 2025 le esportazioni di mobili portoghesi verso l’Italia sono cresciute del 27%.
Quali sono le città portoghesi più interessanti per il design e l’architettura?
Lisbona e Porto sono i due poli di riferimento, con un tessuto urbano che unisce architettura storica, riqualificazione contemporanea e un numero crescente di showroom, gallerie e studi di design aperti al pubblico.
Cosa sono gli azulejos e che ruolo hanno nell’estetica portoghese?
Sono le tradizionali piastrelle decorate in ceramica, spesso dipinte a mano, che rivestono facciate, interni e spazi pubblici in tutto il Paese. Rappresentano un patrimonio identitario che continua a influenzare superfici, texture e palette cromatiche del design contemporaneo portoghese.
Il Portogallo è un buon Paese da visitare per chi ama il design e l’architettura d’interni?
Sì: oltre alle mete turistiche più note, il Paese offre un circuito crescente di showroom, fabbriche visitabili e manifestazioni di settore, che lo rendono una destinazione interessante anche per un viaggio a tema casa e progettazione.
Perché il Portogallo viene spesso paragonato all’Italia per la cultura del progetto?
Perché condivide con l’Italia un forte legame tra artigianato, materia e identità territoriale, oltre a una manifattura diffusa che negli ultimi anni ha saputo affiancare alla tradizione una più decisa vocazione progettuale e internazionale.
