Nuovi divani avvolgenti e sostenibili, il made in Italy si rinnova

Emerge una nuova idea di salotto: divani dalle forme morbide che abbracciano il corpo, materiali pensati per l’ambiente e una produzione italiana che torna a fare la differenza.

A cura di:

Nuovi divani avvolgenti e sostenibili, il made in Italy si rinnovaI divani sono tra gli arredi che meglio raccontano lo spirito di un’epoca. Anche al Salone del Mobile.Milano 2026, l’imbottito per eccellenza sembra essersi trasformato in manifesto del nostro periodo storico: avvolgente nelle forme, responsabile nei materiali, italiana nell’anima.

Tra i tanti prodotti presentati nei padiglioni di Fiera Rho, l’immagine che emerge è dunque quella di un abitare più consapevole, in cui estetica e tecnica non si contraddicono ma si rafforzano a vicenda. Non è una rottura con il passato, ma una concreta maturità progettuale. La sostenibilità perde l’evanescenza da etichetta di marketing per trasformarsi in ingegneria del prodotto: imbottiture alternative al poliuretano tradizionale, polimeri riciclabili, strutture pensate per essere smontate a fine vita… E tutto questo, in dialogo costante con forme morbide e avvolgenti che ricordano gli anni Settanta, ma parlano il linguaggio del presente.

Il ritorno delle forme morbide e arrotondate

La tendenza più visibile è il ritorno delle silhouette arrotondate. Schienali continui importanti, braccioli smussati, moduli curvi che disegnano volumi ampi e morbidi, quasi plastici. Non è nostalgia decorativa, ma una rilettura tecnica di un linguaggio formale, adattata a spazi contemporanei sempre più aperti e fluidi.

L’area living si è infatti trasformata in uno spazio da abitare in modi sempre diversi – lavorare da casa, ospitare, rilassarsi da soli o in famiglia… – e i nuovi divani rispondono a questa complessità funzionale, diventando quasi delle piattaforme riconfigurabili. Oggetti che non restano fissi nello spazio, ma sono veri e propri sistemi capaci di adattarsi alle persone e ai diversi ritmi di vita quotidiana.

La modularità perde il carattere di semplice opzione a catalogo, ma il principio strutturale secondo cui si organizzano elementi diversi: isole componibili, elementi curvi, penisole amovibili, dormeuse integrabili… Ogni sistema si articola in configurazioni differenti, capaci di espandersi o di contrarsi con naturalezza, seguendo le esigenze dello spazio e delle abitudini.

Il ritorno delle forme morbide e arrotondate
Divano modulare Option (design Stefano Conficconi) di Cierre1972. Foto: Gio Sormani

 

La sostenibilità nel cuore dei nuovi divani

La sostenibilità dei nuovi imbottiti si misura ormai sull’intero ciclo di vita del prodotto, dalla materia prima alla dismissione. I brand più avanzati riprogettano imbottiture, strutture e sistemi di fissaggio con l’obiettivo che ogni componente possa essere smontato, riparato, riciclato.

Dal punto di vista dei materiali, la svolta più significativa riguarda le imbottiture alternative a quelle tradizionali: poliuretani espansi di nuova generazione privi di CFC, lattice naturale abbinato a molleggi di gomma, schiume riciclabili da economia circolare e materiali tecnici innovativi concepiti sin dall’inizio per essere reintegrati nel ciclo produttivo a fine vita.

Altrettanto rilevante è la ricerca sulle strutture portanti: la progettazione di un divano inizia a includere esplicitamente le fasi finali della dismissione, prevedendo sistemi costruttivi che consentano la separazione totale di elementi e materiali per facilitarne un recupero differenziato. Un approccio che trasforma il progetto in un atto di responsabilità verso il futuro.

Anche la sfoderabilità è uno degli strumenti più efficaci (e spesso sottovalutati) di ecologia applicata: poter sostituire solo il tessuto, scegliendone uno diverso per ripristinare un divano logorato dall’utilizzo, senza doverlo obbligatoriamente eliminare in toto, è una possibilità che permette di allungare concretamente la vita del prodotto, anche di anni, riducendo sprechi e consumo di risorse.

La sostenibilità nel cuore dei nuovi divani
Aom (design Jean-Marie Massaud) di Arper. Photo credits: @Stefania Zanetti and Matteo Bellomo

 

Made in Italy, saper fare sostenibile

C’è una terza dimensione della sostenibilità che difficilmente compare nelle schede tecniche di prodotto, ma che il made in Italy pratica da tempo, ovvero la durata estetica.

Un divano progettato con cura artigianale, rifinito con materiali pregiati e costruito per resistere all’usura e anche al cambiare del gusto, può durare anni senza perdere qualità. È la sostenibilità del saper fare italiano, che la incarna strutturalmente e si manifesta con evidenza: cuciture sartoriali trattate come elementi di design, dettagli di pelle lavorati a mano che diventano firma riconoscibile, effetti tessili complessi che richiedono maestria tecnica non replicabile industrialmente. Sono scelte che aggiungono valore al prodotto e lo proteggono dall’obsolescenza espressiva.

La modularità su misura è un altro contributo specifico dell’approccio italiano: non una taglia unica per tutti gli spazi, ma sistemi capaci di adattarsi alle dimensioni e alle esigenze di ogni abitazione. Questa flessibilità prolunga la vita dei nuovi divani anche quando l’abitazione cambia: si aggiunge un modulo, si elimina una penisola, si riconfigura un angolare. Le sedute crescono o si trasformano insieme a chi le usa.

Colori e materiali “consapevoli”

L’estetica dei nuovi divani sostenibili non rinuncia al desiderio, anzi lo amplifica attraverso la qualità sensoriale. I toni dominanti sono caldi e avvolgenti: greige, verdi spenti, terracotta, ruggine, sabbia… Tonalità “polverose” e senza tempo, che non seguono le mode e si integrano con qualsiasi architettura d’interni.

I rivestimenti privilegiano le texture tattili: bouclé, velluto opaco, lino, lana, materiali strutturati che invitano al tatto e restituiscono calore materico all’insieme. Non è un caso che convivano perfettamente con la filosofia sostenibile: sono fibre naturali o riciclate, certificate, durano nel tempo e migliorano con l’uso, acquistando una patina di vissuto che li rende più belli.
Anche la palette cromatica dichiara una preferenza etica: meno colpi d’occhio immediati, più qualità percepita sul lungo periodo. È la stessa logica del buon vino, del cuoio invecchiato, del legno vissuto, profondamente italiana.

Scegliere il nuovo divano giusto

Prima dell’acquisto, è utile porsi alcuni obiettivi che vadano ben oltre la scelta di colore e dimensioni. Optare per forme senza tempo è già, di per sé, un atto ecologico, ma bisogna considerare anche altri parametri:

  1. un divano riparabile per parti ha un ciclo di vita incomparabilmente più lungo di uno monoblocco, opzione che non è un semplice dettaglio tecnico, ma una informazione importante;
  2. la scheda tecnica dei materiali è un diritto del consumatore consapevole, quindi termini come “senza CFC”, “lattice naturale” o “materiale riciclabile” devono essere documentati, non solo dichiarati;
  3. poter cambiare fodera invece di tutto il divano è una forma concreta anti-spreco, perché un rivestimento sfoderabile e lavabile prolunga la vita del prodotto di anni;
  4. la filiera italiana, con la sua tradizione di controllo qualitativo e di tracciabilità, offre garanzie che molti prodotti di importazione non possono assicurare e il made in Italy non è solo una questione estetica, ma un sistema di valori produttivi.

18 modelli di divani con forme morbide e arrotondate

Aom (design Jean-Marie Massaud) di Arper 

Aom (design Jean-Marie Massaud) di Arper 
Aom (design Jean-Marie Massaud) di Arper. Photo credits: @Arper

La collezione di imbottiti Aom (design Jean-Marie Massaud) di Arper si basa su una essenzialità formale derivata da attenzione ai materiali, alla durata e alla possibilità di recupero dei componenti. Ogni seduta si compone infatti di soli due elementi: struttura, interamente di polipropilene espanso, e imbottitura di Breathair®, elastomero di poliestere riciclabile. In tal modo si elimina il poliuretano tradizionale senza perdere in leggerezza e comfort, oltre che in versatilità, poiché l’utilizzo può essere anche outdoor.

 

Divano basculante Petalo di Calia Italia

Divano basculante Petalo di Calia Italia
Divano basculante Petalo di Calia Italia

Il divano basculante Petalo di Calia Italia si compone di moduli lineari o a pianta trapezoidale dalle forme bombate, che consentono composizioni variabili e componibilità curvilinee. I braccioli arrotondati, leggermente più alti della seduta, sono studiati ergonomicamente anche per una posizione distesa, mentre il meccanismo consente di aumentare la profondità, facendo sporgere gli schienali dalla base di soli 15 cm. La struttura di legno, con piedini metallici verniciati, è ricoperta di poliuretano espanso ecologico, rivestito con falda 100% poliestere.

 

Divano letto Boa (design Giulio Manzoni) di Campeggi

Divano letto Boa (design Giulio Manzoni) di Campeggi
Divano letto Boa (design Giulio Manzoni) di Campeggi. Photo credits: Vincenzo Caccia

Il divano letto Boa (design Giulio Manzoni) di Campeggi, sfoderabile, ha forme tonde e morbide che creano uno spazio accogliente, accompagnando il corpo sia da seduti sia da sdraiati, trasformandosi all’occorrenza grazie a un materasso di 16 cm. La struttura di legno, con molleggio elastico a cinghie di filo di gomma e lattice naturale, è imbottita con poliuretano espanso senza CFC, a quote differenziate, e ovatta di poliesteri. Foto Vincenzo Caccia

 

Sasso Sectional Sofa (design Claudio Bellini Studio) di Caracole

Sasso Sectional Sofa (design Claudio Bellini Studio) di Caracole
Sasso Sectional Sofa (design Claudio Bellini Studio) di Caracole

Volumi morbidi, ispirati alla levigatezza dei ciottoli, per Sasso Sectional Sofa (design Claudio Bellini Studio) di Caracole, divano dalla struttura modulare che permette ampia libertà compositiva e dalle proporzioni generose. La palette cromatica è declinata tra colori neutri e accenti più espressivi, per rafforzarne la versatilità.

 

Ruby (design Castello Lagravinese Studio) di Cattelan Italia

Ruby (design Castello Lagravinese Studio) di Cattelan Italia
Ruby (design Castello Lagravinese Studio) di Cattelan Italia

Ruby (design Castello Lagravinese Studio) di Cattelan Italia, dai volumi generosi e dalle curve morbide, di ispirazione scandinava ma dall’identità 100% made in Italy, ha una struttura portante di legno, che conferisce solidità e personalità, e cuscini imbottiti con poliuretano espanso ad alta densità.

 

Divano modulare Option (design Stefano Conficconi) di Cierre1972

Divano modulare Option (design Stefano Conficconi) di Cierre1972
Divano modulare Option (design Stefano Conficconi) di Cierre1972. Foto: Gio Sormani

Il divano modulare Option (design Stefano Conficconi) di Cierre1972, con fusto di legno e supporto di nastri elastici, ha il cuscino di seduta imbottito con 3 diverse densità di poliuretano espanso ricoperto con falda acrilica, così come lo schienale e i braccioli. Le barre decorative di metallo sono disponibili cromate lucide oppure cromate nere, mentre il rivestimento di materiali diversi trasforma decisamente l’aspetto, da futuribile a retrò.

 

Mascagni Sofa di Elie Saab Maison

Mascagni Sofa di Elie Saab Maison
Mascagni Sofa di Elie Saab Maison

Mascagni Sofa di Elie Saab Maison si distingue per l’effetto plissé, espressione di morbidezza modellata da maestria artigianale italiana. La struttura modulare consente composizioni su misura, capaci di adattarsi a gusto e ambienti. Il rivestimento è disponibile in una selezione di tessuti e pelli della collezione del marchio.

 

Divano modulare Dao Soft (design Gordon Guillaumier) di Frigerio

Divano modulare Dao Soft (design Gordon Guillaumier) di Frigerio
Divano modulare Dao Soft (design Gordon Guillaumier) di Frigerio

Il divano modulare Dao Soft (design Gordon Guillaumier) di Frigerio affianca moduli geometrici e trapezoidali a forme compositive dalle linee curve e morbide. L’isola dormeuse amplia l’area di seduta, mentre gli elementi curvi centrali, anche con penisola, consentono di creare configurazioni in grado di adattarsi allo spazio. La sartorialità del progetto è valorizzata dalla meticolosa cura dei dettagli e da caratteristiche cuciture “a pizzicotto”.

 

Club (design Roberto Lazzeroni) di Gervasoni

Club (design Roberto Lazzeroni) di Gervasoni
Club (design Roberto Lazzeroni) di Gervasoni

Club (design Roberto Lazzeroni) di Gervasoni ha la seduta caratterizzata da una linea morbida e leggermente ondulata, avvolta dallo schienale e dai braccioli adiacenti per creare uno spazio accogliente e confortevole, adatto al riposo come alla convivialità. Gli elementi sono pensati per adattarsi a configurazioni diverse, alternando soluzioni fisse e modulari che permettono al divano di espandersi o di contrarsi con naturalezza. Piedini cilindrici di legno massello sostengono e sollevano leggermente la struttura interna di multistrato e legno massello, con imbottitura di poliuretano espanso calibrata per garantire sostegno e profondità, dal rivestimento completamente sfoderabile.

 

Imbottiti AALAND (design Patricia Urquiola) di Kartell

Imbottiti AALAND (design Patricia Urquiola) di Kartell
Imbottiti AALAND (design Patricia Urquiola) di Kartell

Ispirata alla bellezza fluida degli arcipelaghi, la collezione di imbottiti AALAND (design Patricia Urquiola) di Kartell trasforma il comfort in paesaggio: gruppi di isole che si avvicinano e si fondono armoniosamente, le sedute dalle forme morbide e avvolgenti creano un sistema di divani, poltrone e pouf di diverse dimensioni, connessi in modo organico. Le sedute possono essere spostate e riorganizzate con facilità, rispondendo a esigenze che cambiano nel tempo.

 

Biboni (design Johnston Marklee) di Knoll

Biboni (design Johnston Marklee) di Knoll
Biboni (design Johnston Marklee) di Knoll. Photo Courtesy: Knoll

La collezione Biboni (design Johnston Marklee) di Knoll si amplia con ulteriori sedute dal forte carattere scultoreo e dall’elevato grado di comfort. Denotata da un design antropomorfico naturalmente accogliente, offre ora anche una nuova profondità di seduta e elementi componibili aggiuntivi. Le proporzioni sono studiate per favorire posture rilassate e i rivestimenti calibrati su tonalità naturali, polverose e senza tempo.

 

Arkadius (design Norm Architects) di laCividina

Arkadius (design Norm Architects) di laCividina
Arkadius (design Norm Architects) di laCividina

Arkadius (design Norm Architects) di laCividina è un sistema modulare di sedute a metà tra imbottito e elemento architettonico, adatto anche all’esterno. Elementi verticali di legno (frassino per l’interno, iroko per l’outdoor) ritmano la scansione di schienali e braccioli, incorniciando le imbottiture. La costruzione riflette un equilibrio virtuoso tra artigianalità e industria, con tecniche che consentono, a fine vita del prodotto, la totale separazione dei materiali, per facilitarne recupero e riciclo.

 

Cuadra-Soft Edge (design Patricia Urquiola) di Moroso

Cuadra-Soft Edge (design Patricia Urquiola) di Moroso
Cuadra-Soft Edge (design Patricia Urquiola) di Moroso . Photo Credit: Alessandro Paderni

Cuadra-Soft Edge (design Patricia Urquiola) di Moroso ha i profili sottolineati da una cordonatura frangiata e i piedini posizionati in diagonale, per dare ritmo e nel contempo leggerezza ai volumi morbidi.

 

Haven (design Fabio Fantolino) di Nube Italia

Haven (design Fabio Fantolino) di Nube Italia
Haven (design Fabio Fantolino) di Nube Italia

Haven (design Fabio Fantolino) di Nube Italia torna in versione re-styled 2026, mantenendo la sua riconoscibilità nei profili arrotondati e nella seduta generosa. La struttura interna di multistrato CARB con cinghie elastiche e l’imbottitura di poliuretano espanso a densità differenziate garantiscono la durata nel tempo. I piedini sono di ABS nero.

 

B.E.L.T. (design Matteo Nunziati) di Turri

B.E.L.T. (design Matteo Nunziati) di Turri
B.E.L.T. (design Matteo Nunziati) di Turri

B.E.L.T. (design Matteo Nunziati) di Turri prende il nome dal dettaglio di pelle che diventa elemento distintivo del progetto, esempio di reinterpretazione del saper fare manufatturiero. Profili sartoriali, “piping” di pelle, tessuti selezionati e forme morbide, calibrate con una precisione quasi architettonica, definiscono i grandi volumi imbottiti, appoggiati su una struttura leggera.

 

Plane di Twils

Plane di Twils
Plane di Twils

Plane di Twils si distingue per schienale e bracciolo identici tra loro, che integrano un meccanismo regolabile che richiama il movimento delle ali di un aereo: si aprono e si chiudono con fluidità, modulando assetto e comfort. In posizione aperta offrono un sostegno più eretto e composto, richiudendosi accompagnano invece il corpo verso una postura più distesa e rilassata.

 

Charles di Valentini

Charles di Valentini
Charles di Valentini

Charles di Valentini reinterpreta l’eleganza delle sedute del XIX secolo in chiave contemporanea: linee morbide, proporzioni accoglienti e una seduta bassa e ampia. Elementi distintivi sono i braccioli e i cuscini con poggiatesta mantenuti sullo schienale grazie a un sistema di pesi, che garantisce stabilità e comodità anche con i 60 cm di profondità di seduta. Cura del dettaglio, selezione dei materiali e attenzione sartoriale danno vita a un divano destinato a durare nel tempo, espressione dell’artigianalità e della conoscenza tecnica made in Italy.

 

Pianoalto (design Palomba Serafini Associati) di Zanotta

Pianoalto (design Palomba Serafini Associati) di Zanotta
Pianoalto (design Palomba Serafini Associati) di Zanotta

Pianoalto (design Palomba Serafini Associati) di Zanotta, bestseller del marchio, si rinnova con l’introduzione di nuovi elementi curvi, che ampliano le possibilità compositive, a cui si affianca l’impiego dell’imbottitura di CIRCULARREFOAM®, nel segno della sostenibilità.

 

FAQ Divani avvolgenti e sostenibili

Emergono nuove tendenze per il salotto contemporaneo: divani dalle linee morbide e avvolgenti, materiali più sostenibili e una produzione italiana che conferma il proprio valore distintivo. Di seguito, alcune delle domande più cercate online. 

Come capire se un divano è davvero ecologico o se si tratta di greenwashing?

Il greenwashing anche nel settore dell’arredo è diffuso: molte aziende usano termini come “eco”, “green” o “sostenibile” senza documentazione a supporto. Per distinguere un prodotto genuinamente responsabile, è utile quindi fare alcune verifiche precise: chiedere la scheda tecnica dei materiali, poiché un brand serio la fornisce senza esitazione, che deve indicare la composizione dell’imbottitura, la provenienza del legno (certificazione FSC o PEFC), la natura dei rivestimenti; verificare le certificazioni (Oeko-Tex per i tessuti, FSC o PEFC per i legni, GREENGUARD per le emissioni di composti organici volatili), verificate da enti terzi indipendenti; valutare la riparabilità, dato che un divano sostenibile prevede esplicitamente la possibilità di sostituire le parti usurate (se il rivestimento non è sfoderabile e la struttura non smontabile, la sostenibilità dichiarata è solo superficiale);  guardare alla filiera, dato che una produzione in Italia o in Europa riduce l’impatto del trasporto e garantisce standard ambientali e lavorativi superiori rispetto a produzioni extraeuropee.

Quali materiali di imbottitura sono più sostenibili?

La ricerca sui materiali di imbottitura dei nuovi divani è uno dei fronti più attivi dell’innovazione nel settore. Le alternative più interessanti al poliuretano convenzionale sono: lattice naturale, ricavato dalla gomma dell’albero Hevea brasiliensis, biodegradabile, ipoallergenico e con un comfort elastico di alta qualità, dotato di certificazioni specifiche (GOLS – Global Organic Latex Standard) se di provenienza biologica; poliuretano espanso senza CFC, versione migliorata del poliuretano tradizionale priva dei clorofluorocarburi che danneggiano lo strato di ozono, capace di mantenere le caratteristiche di comfort ma con impatto atmosferico ridotto; materiali a economia circolare studiati per essere reintegrati nel ciclo produttivo a fine vita (come alcune schiume), riducendo i rifiuti da smaltire; fibre riciclate da PET, ovatte e imbottiture ottenute dal riciclo di bottiglie in plastica, con buone proprietà tecniche e impatto ambientale significativamente inferiore rispetto alle fibre vergini.

Un divano modulare è da preferire a uno fisso?

Non necessariamente, ma ha un potenziale di sostenibilità maggiore se il concetto è applicato con coerenza. Un sistema modulare ben progettato permette infatti di riconfigurare il divano quando si cambia casa o stile di vita, evitando di sostituirlo interamente. Aggiungere un modulo, eliminare un elemento, trasformare un angolare in pezzo lineare sono operazioni semplici e a ridotto impatto economico, che allungano la vita del prodotto senza richiedere un nuovo acquisto completo. Il vantaggio diventa reale, però, solo se i moduli sono compatibili nel tempo, ovvero se il brand garantisce la disponibilità dei singoli elementi anche anni dopo l’acquisto, e se la qualità costruttiva è tale da resistere a ricomposizioni ripetute. Un divano modulare di bassa qualità che si degrada rapidamente non è infatti più sostenibile di un divano fisso ben costruito.

Foto in apertura: Imbottiti AALAND (design Patricia Urquiola) di Kartell 

 

Ti potrebbe interessare anche
Salone del Mobile.Milano 2026: nuovi format e narrazioni integrate




Articolo realizzato in collaborazione con...



Partner di CasaOggiDomani

torna su