
Inclusività, accessibilità, benessere e qualità dell’abitare saranno temi centrali anche nella collaborazione tra AIPI e CASAOGGIDOMANI a partire dal 2026. Un percorso editoriale che prenderà forma attraverso rubriche, interviste e approfondimenti, con l’obiettivo di costruire una nuova cultura del progetto, capace di dialogare con tutte le categorie di professionisti, ma anche con i consumatori finali — sempre più protagonisti nelle scelte legate alla casa e all’abitare intelligente.
Abbiamo chiesto al Presidente Antonio De Antonis di raccontarci la visione dell’associazione e il ruolo che il design può giocare nel rendere gli spazi sempre più accoglienti, intelligenti e umani.
Intervista al Presidente AIPI Antonio De Antonis
Antonio, per chi ancora non la conosce, cos’è AIPI e qual è la sua missione oggi?
Fondata nel 1969, l’AIPI, è riconosciuta come l’associazione di categoria professionale di riferimento dal MIMIT (Ministero del Made in Italy) e inserita nel registro nazionale ai sensi della legge 4/2013. AIPI è affettuosamente definita “La casa degli interior designers”, rappresentando un punto di riferimento essenziale per i professionisti del settore.
L’organizzazione si dedica a promuovere l’eccellenza nella progettazione d’interni attraverso formazione continua, ricerca innovativa e un forte programma di networking internazionale. Collaborando con università, aziende e associazioni partner come l‘EIDD – Design for All Europe, il MIA Mediterranean Interior Architects, l’ECIA European Council of Interior Architects, e diverse altre istituzioni , AIPI promuove un design inclusivo, accessibile e funzionale per tutti.
Un aspetto fondamentale del servizio di AIPI è la certificazione dei propri iscritti come garanzia di qualità per il committente finale, ai sensi della normativa vigente. Questa certificazione permette ai professionisti AIPI di diventare CTU (Consulente Tecnico d’Ufficio) dei tribunali nazionali e di essere presenti nel sito del portale unico pubbliche amministrazioni InPA, per la ricerca delle figure professionali.
Inoltre, AIPI tutela i suoi membri fornendo supporto e rappresentanza nel contesto normativo e professionale facendo parte del direttivo nazionale di Confcommercio professioni, organo di rappresentanza nazionale. Con un approccio dinamico e innovativo, l’associazione invita i designer a considerare la loro responsabilità sociale, creando spazi che rispondano alle esigenze diversificate della società moderna.

Quali sono le principali attività e servizi che AIPI offre ad architetti, progettisti e interior designer? Come supportate la loro crescita professionale?
AIPI fornisce un ampio ventaglio di attività e servizi, tra cui corsi di aggiornamento, seminari e laboratori interattivi. L’associazione si impegna a supportare i suoi membri nell’acquisizione di competenze avanzate grazie alle partnership (D3 di Dubai Design District, Guangzhou Design Week, Cersaie, Maion&Objet e tante altre).
La formazione certificata è una delle missioni più importanti di AIPI, e si avvale di strumenti all’avanguardia come i badge digitali protetti da tecnologia blockchain. Questo approccio, pionieristico nel settore, posiziona AIPI come la prima associazione del design al mondo a utilizzare sistemi così avanzati di riconoscimento professionale, garantendo trasparenza e autenticità nelle qualifiche acquisite dai suoi membri.

Il tema dell’inclusività sarà al centro della nostra collaborazione a partire dal 2026. Perché è così urgente parlare oggi di “design inclusivo”?
Il design inclusivo è oggi più importante che mai. Secondo l’OMS, trascorriamo oltre il 90% delle nostre vite in spazi interni, tradizionalmente progettati per persone “normodotate”, ignorando le esigenze di chi ha disabilità fisiche o sensoriali, magari solo provvisorie. Oggi, la progettazione inclusiva deve riconoscere la diversità umana e la necessità di creare ambienti accoglienti e funzionali per tutti.
Il Helen Hamlyn Center for Design dove ha insegnato il mio amico e collega Rama Gherawoo, attuale presidente della EIDD Design for All (RCA Londra) ha esplorato questa tematica attraverso quattro aree chiave di ricerca:
Età e diversità: affronta le sfide legate all’invecchiamento e alla diversità, progettando un futuro inclusivo per tutte le persone, indipendentemente da età, sesso, abilità o etnia.
Assistenza sanitaria: si concentra su come il design possa umanizzare l’assistenza sanitaria, con soluzioni innovative per il benessere.
Impatto sulle imprese: studia come il design inclusivo possa portare a prodotti di successo commercialmente validi, servendo un pubblico più ampio.
Impatto sociale: esplora come il design possa aiutare le persone e le comunità ad affrontare questioni sociali urgenti e sfide globali.
Nell’esplosivo crescente mercato globale del settore HoReCa (Hospitality, Restaurant, Café), l’interior designer ha una responsabilità cruciale come cerniera con l’industria e lo sviluppo di spazi e prodotti. Il design inclusivo non solo soddisfa esigenze etiche, ma offre anche vantaggi economici significativi.
Investire in ambienti che sono sia estetici che inclusivi permette agli imprenditori di ampliare la loro offerta, aumentando autorevolezza e riconoscimento. Questo approccio porta a una maggiore soddisfazione del cliente e, di conseguenza, a un aumento dei guadagni. Creare spazi che accolgono tutti è non solo una pratica eticamente responsabile, ma anche una strategia di business lungimirante e redditizia.

L’accessibilità non è più solo una questione tecnica: riguarda anche bellezza, comfort ed emozione. Come può il design degli interni rispondere a queste nuove esigenze?
Nel mondo del design degli interni, l’accessibilità e la funzionalità devono essere i primi criteri di progettazione, seguiti da bellezza e comfort. AIPI sta lavorando per sviluppare corsi specifici accessibili a tutti i tecnici del progetto, garantendo la diffusione di competenze chiave su queste tematiche fondamentali.
Un elemento cruciale è l’uso di materiali innovativi che siano sostenibili e abbiano una dimensione tattile e culturale. Ad esempio, i materiali tattili possono servire come strumenti di comunicazione per chi ha disabilità sensoriali. Per gli ipovedenti, una pavimentazione morbida e silenziosa come la moquette può creare un ambiente che invita al rilassamento, in contrasto con il tono formale e freddo di un pavimento in marmo.
Un esempio pratico potrebbe essere l’uso di percorsi tattili nelle hall degli hotel, dove materiali diversi guidano l’utente attraverso spazi complessi. Questi percorsi forniscono non solo funzionalità ma anche un’esperienza sensoriale che arricchisce l’ambiente, facendo in modo che il design comunichi un linguaggio universale, accessibile e sensibile alle diverse esigenze culturali e fisiche.
In sintesi, il design inclusivo non solo migliora l’accessibilità, ma arricchisce l’esperienza umana, rendendo gli spazi più accoglienti e funzionali per tutti.

Parleremo insieme di spazi senza ostacoli, materiali e colori che stimolano i sensi, bagni belli e accessibili, domotica al servizio di tutti. Quali sono le competenze che i progettisti devono sviluppare per affrontare questi temi in modo consapevole?
Nel contesto attuale, la progettazione di spazi accessibili e inclusivi va oltre la semplice eliminazione delle barriere fisiche. Si tratta di una vera rivoluzione culturale, che mira a superare ostacoli culturali, di genere e razziali. La creazione di ambienti che accolgono una varietà di esperienze umane promuove un senso di appartenenza e uguaglianza. L’uso della domotica con riconoscimento facciale, vocale e semplicità di utilizzo elimina molte barriere. Il bagno è il vero luogo del proprio benessere, ma bisogna sempre ricordarsi dell’importanza dell’accessibilità e sicurezza.
I progettisti devono sviluppare competenze che includano una profonda comprensione di ergonomia, accessibilità e innovazione tecnologica. L’uso di materiali e colori che stimolino i sensi è fondamentale per creare spazi inclusivi.
Queste tematiche ridefiniscono la responsabilità della professione, spingendo i progettisti a vedere il loro ruolo come creatori di spazi che migliorano la qualità della vita. È essenziale coinvolgere anche gli imprenditori e, perché no, la “signora Maria”, promuovendo una consapevolezza collettiva verso l’importanza di superare tutte le barriere.
L’accento su accessibilità, benessere e progettazione sensoriale richiede una responsabilità culturale, invitando i professionisti a contribuire a una società più equa. Attraverso soluzioni di design innovative, i progettisti possono aiutare a costruire un ambiente che riflette la diversità e l’inclusività, promuovendo una rivoluzione culturale che rispetti e celebri tutte le differenze umane.

Parlare di inclusività significa anche ripensare il ruolo sociale del progettista d’interni. In che modo crede che queste tematiche — accessibilità, benessere, progettazione sensoriale — ridefiniranno il futuro della professione? E quale responsabilità culturale è oggi richiesta a chi disegna gli spazi dell’abitare?
Parlare di inclusività è l’essenza stessa del ridefinire il ruolo del progettista d’interni come figura centrale e responsabile nella creazione di spazi che siano accessibili, funzionali e accoglienti per tutti. Queste tematiche riguardano non solo le competenze tecniche, ma anche la responsabilità culturale e sociale del progettista.
Il progettista deve assumere un ruolo più ampio, che non si limiti alla semplice estetica, ma consideri la fruibilità degli spazi per tutte le persone, indipendentemente da abilità fisiche, culturali o sociali. Questa consapevolezza implica una responsabilità etica volta a migliorare la qualità della vita attraverso ambienti che rispettano la diversità umana.
Accessibilità e benessere diventano pilastri fondamentali nella progettazione. Creare spazi facilmente accessibili significa considerare anche il benessere fisico e psicologico degli utenti. L’uso di tecnologie avanzate può facilitare l’accesso e la fruizione degli spazi, migliorando l’autonomia e la dignità di chi li vive.
La progettazione sensoriale è cruciale. I progettisti devono integrare elementi che stimolino i sensi e siano compatibili con diverse esigenze, come l’illuminazione adeguata per gli ipovedenti o superfici tattili che comunicano informazioni utili. Queste tematiche richiedono una revisione del ruolo del progettista, che diventa un agente di cambiamento verso una società più equa e inclusiva. Promuovere la diversità attraverso il design è essenziale per creare ambienti che non solo siano funzionali, ma riflettano i valori di inclusività e rispetto.
In una lezione ai ragazzi, ho dato il seguente tema: “RE-THINK YOUR DESIGN for the future you,” ripensare il proprio design non per il te di oggi, ma per il te del futuro. Questa sfida li invita a concepire il design come uno strumento dinamico e in continua evoluzione, anticipando le esigenze di domani. Ripensare il design con una prospettiva futura significa creare spazi che non solo si adattino ai cambiamenti, ma li conducano verso un mondo più inclusivo e consapevole.

Anche le aziende del settore arredo e design sono chiamate oggi a ripensare il proprio ruolo: quanto è importante che inizino a progettare prodotti più versatili, accessibili e adatti a una pluralità di utenti, dai bambini agli anziani, fino a persone con disabilità?
Dal 2022, AIPI ha avviato una profonda ristrutturazione della sua compagine associativa, aprendo le porte alle aziende selezionate che desiderano intraprendere un percorso di crescita basato sui valori necessari per riposizionarsi nel contesto internazionale e abbracciare una società più inclusiva.
Le aziende, collaborando con AIPI, hanno la possibilità di esplorare soluzioni innovative per creare prodotti più versatili e accessibili, adatti a una vasta gamma di utenti, dai bambini agli anziani, fino alle persone con disabilità. Questo percorso è sostenuto anche da collaborazioni con EIDD – Design for All Europe e DFA Italia, che offrono un riconoscimento istituzionale alle imprese che si impegnano in progetti di interni allineati alla filosofia associativa.
Ripensare il proprio ruolo significa per le aziende non solo rispondere alle esigenze etiche di una società più equa, ma anche cogliere opportunità di mercato. Creare prodotti accessibili e adattabili amplifica l’offerta commerciale, accresce la notorietà del brand e contribuisce a una maggiore soddisfazione del cliente. In questo modo, le aziende non solo contribuiscono a una società inclusiva ma implementano anche strategie di business che sono lungimiranti e sostenibili.

L’industria del design è pronta ad abbracciare una cultura progettuale più inclusiva? Quali sono i primi passi concreti che le aziende dovrebbero compiere per contribuire attivamente a questo cambiamento?
Come già detto AIPI seleziona con cura le aziende desiderose di intraprendere un percorso di crescita che si allinei con i valori di inclusività e innovazione necessari per un posizionamento internazionale. Questa apertura permette alle aziende di esplorare soluzioni innovative e creare prodotti versatili e accessibili.
Le aziende devono iniziare con un impegno deciso verso l’inclusività, ripensando i loro processi di progettazione per creare prodotti che rispondano alle esigenze di una vasta gamma di utenti. Coinvolgere le diverse comunità nella fase di progettazione aiuta a garantire che le soluzioni siano veramente inclusive.
Educazione e sensibilizzazione interna sono fondamentali. Le aziende dovrebbero investire nella formazione dei loro team per sviluppare una profonda comprensione dei principi del design inclusivo e delle sue applicazioni pratiche.
Stabilire collaborazioni con associazioni esperte, come AIPI, offre alle aziende una guida nel cammino verso l’inclusività. Questo non solo amplia le competenze ma aumenta anche la credibilità e l’impatto sociale degli interventi realizzati.
Infine, integrare l’innovazione sostenibile nei processi di design rappresenta un passo cruciale. I materiali sostenibili, con valenze tattili e culturali, non solo migliorano la funzionalità ma arricchiscono anche l’esperienza utente, rendendo gli spazi più accoglienti e funzionali. In questo modo, l’industria del design non solo soddisfa le aspettative etiche di una società più equa, ma costruisce anche strategie di business forti, sostenibili e lungimiranti.
FAQ Design inclusivo
Il design inclusivo è un approccio progettuale orientato a creare prodotti, ambienti ed esperienze accessibili, fruibili e comprensibili per il maggior numero possibile di persone. Sempre più spesso, chi si interessa all’abitare intelligente e consapevole si pone domande fondamentali su questo tema. Ecco alcune delle FAQ più diffuse sul web, segno di una crescente attenzione verso una progettazione davvero aperta a tutti.
Che cos’è il design inclusivo?
Il design inclusivo è un approccio progettuale che riconosce la diversità umana come valore e parte integrante del processo creativo. Mira a creare ambienti, prodotti e servizi accessibili, fruibili e funzionali per tutte le persone, indipendentemente da età, abilità fisiche, sensoriali o condizioni temporanee. Non si limita alla rimozione delle barriere architettoniche, ma integra soluzioni che migliorano la qualità della vita e promuovono l’equità sociale.
Cosa significa progettare in modo inclusivo?
Progettare in modo inclusivo significa considerare sin dall’inizio del processo le esigenze di una pluralità di utenti, superando modelli standardizzati che privilegiano solo il “normodotato”. È un atto di responsabilità culturale e sociale che invita il progettista a creare spazi accoglienti, intelligenti e sensibili alla complessità dell’esperienza umana, offrendo comfort, autonomia e benessere a tutti.
Cos’è la progettazione inclusiva?
La progettazione inclusiva è una metodologia progettuale orientata all’accessibilità universale e al rispetto delle differenze. In ambito interior, significa sviluppare soluzioni spaziali e sensoriali che siano esteticamente curate ma anche funzionali per persone con diverse abilità, età e culture, anticipando i bisogni dell’abitare contemporaneo in chiave etica e sostenibile.
Cosa si intende per design for all?
Con “Design for All” si intende un approccio europeo al progetto che promuove l’idea di un design adatto a tutti, senza bisogno di adattamenti successivi. È un principio fondante per l’AIPI, in linea con le ricerche di centri come il Helen Hamlyn Center for Design, che esplorano come il design possa rispondere a esigenze reali di una società eterogenea, generando inclusione, benessere e valore economico.
