
È su questo modello che GD Dorigo ha costruito la propria attività. Dal 1972 l’azienda progetta e realizza porte per interni e concentra la produzione nei propri stabilimenti in provincia di Treviso, mantenendo un rapporto diretto tra sviluppo del prodotto e produzione. Una scelta che permette di lavorare su collezioni differenti, personalizzazioni e commesse complesse senza separare la fase progettuale da quella industriale.
Alla produzione interna si affianca un sistema di controllo della qualità che coinvolge l’intero ciclo produttivo. L’azienda opera secondo un sistema certificato UNI EN ISO 9001:2015, mentre porte e componenti vengono sottoposti a verifiche e test funzionali e meccanici attraverso laboratori ed enti specializzati, tra cui Catas e Istituto Giordano.
Abbiamo approfondito con Rodolfo Filippetti, Direttore commerciale di GD Dorigo, cosa significhi oggi difendere una filiera produttiva interna e quale ruolo abbiano automazione, know-how e nuovi investimenti nel rispondere a un mercato sempre più orientato verso qualità, personalizzazione e tempi certi.
GD Dorigo punta con decisione sul Made in Italy. Che cosa significa concretamente, oggi, produrre internamente e mantenere il controllo diretto sulle diverse fasi della produzione?
RF: Viviamo in un’epoca in cui talvolta il Made in Italy viene gridato, senza che corrisponda realmente a una produzione interamente sviluppata in Italia. GD Dorigo oggi realizza interamente i suoi prodotti e lo fa nelle sue tre unità produttive in provincia di Treviso. Per questo, Made in Italy per noi significa grande impegno e grande passione per una tradizione manifatturiera che rappresenta ancora il DNA dell’azienda. Oggi sviluppare interamente la produzione di una gamma ampia e profonda di porte per interni, significa dover affrontare con efficacia e oculatezza investimenti sempre più onerosi e processi sempre più articolati.

Quanto incide una filiera produttiva interna sulla capacità di rispondere in modo più rapido e flessibile alle richieste di progettisti, rivenditori e clienti?
RF: GD Dorigo è una realtà industriale, con una produzione altamente automatizzata e informatizzata. Occorre sapere inquadrare ogni progetto proveniente da professionisti, rivenditori e clienti, nell’ambito della flessibilità che i nostri impianti e la nostra organizzazione consentono. In questo senso il controllo a 360 gradi sull’intero processo produttivo è cruciale e consente di intervenire su più livelli e su vari stadi della produzione, permettendo di realizzare altrettanto efficacemente progetti anche molto differenti tra loro.
In un mercato che richiede sempre più personalizzazione, tempi certi e soluzioni su misura, quali vantaggi vi offre poter gestire direttamente produzione, lavorazioni e sviluppo del prodotto?
RF: Ripeto, il controllo a 360 gradi sull’intero processo produttivo è cruciale. Il coordinamento tra gli uffici che sviluppano e disegnano i prodotti ed il comparto produttivo è facile nel momento in cui tutti gli operatori coinvolti nel progetto sono ugualmente consapevoli delle fasi produttive che le nostre porte attraverseranno, così da poter consegnare ai nostri clienti esattamente ciò che desiderano.

La produzione interna può avere un impatto anche sull’efficienza dei processi e sul contenimento dei costi. Quanto è importante per voi riuscire a coniugare qualità, competitività e capacità di adattamento?
RF: Razionalizzare i processi produttivi, rendendoli sempre più efficaci ed efficienti oggi è essenziale. Nessuno può permettersi di fare qualità senza lavorare su questo aspetto. Credo che oggi il mercato richieda un livello di qualità molto elevato. Ottenere e mantenere questo livello senza lavorare sull’efficienza significherebbe perdere competitività in maniera talmente veloce da rischiare di soccombere in fretta.

Negli ultimi anni avete investito molto sulla vostra capacità produttiva. In che modo questa scelta vi sta permettendo di sostenere la crescita dell’azienda e di rispondere a un mercato sempre più articolato?
RF: Non abbiamo ancora terminato di investire in capacità produttiva. Oggi l’obsolescenza degli impianti è un problema molto importante. Mentre venti anni fa ci si poteva permettere di lavorare con impianti del secolo scorso senza avvertirne troppo i limiti, oggi un impianto di 15 anni è già vecchio. Lo sviluppo tecnologico e informatico ha portato a una accelerazione nella obsolescenza degli impianti e mantenersi al passo è essenziale per conservare e accrescere la capacità produttiva e con essa la capacità di rispondere ad esigenze sempre più complesse del mercato.

Il Made in Italy passa anche dalla capacità di produrre
Dalle parole di Rodolfo Filippetti emerge un aspetto interessante: nel manifatturiero contemporaneo il Made in Italy non può essere letto soltanto come indicazione geografica o richiamo alla tradizione. Mantenere la produzione internamente significa assumersi anche la responsabilità di continuare a investire in impianti, automazione, competenze e organizzazione.
Nel caso delle porte interne, dove aumentano le richieste di personalizzazione e contemporaneamente diventano sempre più stringenti le aspettative su qualità e tempi di consegna, il collegamento diretto tra progettazione e fabbrica può diventare una leva importante. Non elimina i vincoli propri di una produzione industriale, ma permette di conoscerli, gestirli e intervenire sulle diverse fasi del processo.
È significativo anche il passaggio dedicato all’obsolescenza tecnologica. Se gli impianti hanno cicli di vita sempre più brevi, produrre internamente comporta un aggiornamento continuo: la tradizione manifatturiera, paradossalmente, si conserva proprio continuando a innovarla.
Per GD Dorigo il Made in Italy appare quindi legato a questo equilibrio: conoscenza del prodotto, controllo industriale e capacità di evolvere gli strumenti con cui quel prodotto viene realizzato. Una lettura meno celebrativa dell’italianità e più concreta, che riporta il valore della produzione dentro la fabbrica e nei processi che la rendono possibile.
