Quando le temperature scendono, una delle prime domande riguarda proprio gli orari del riscaldamento. Conviene accendere i termosifoni al mattino, aspettare il rientro a casa oppure lasciarli funzionare più a lungo, mantenendo una temperatura più bassa?
Non esiste un orario valido per tutti. Una casa che trattiene bene il calore ha esigenze diverse rispetto a un appartamento in cui la temperatura scende rapidamente. Anche il tipo di impianto e le abitudini di chi vive negli ambienti influiscono sulla scelta. Per evitare sprechi, quindi, è utile capire quando serve davvero riscaldare e quanto tempo occorre per raggiungere una temperatura confortevole.
A che ora accendere i termosifoni per consumare meno
Chi esce di casa al mattino e rientra la sera può programmare il riscaldamento in modo da trovare gli ambienti caldi al risveglio o al ritorno dal lavoro. Lasciare l’impianto acceso per tutta la giornata, anche quando la casa è vuota, non sempre è necessario. Il momento dell’accensione dipende anche da quanto velocemente si riscaldano le stanze. In un appartamento ben isolato, il calore si disperde più lentamente e la temperatura può rimanere gradevole anche dopo lo spegnimento dei termosifoni. Se gli infissi sono poco efficienti o le pareti disperdono molto calore, invece, gli ambienti possono raffreddarsi in tempi più brevi.
A cambiare la programmazione è anche il sistema installato. I radiatori tradizionali rispondono generalmente in tempi relativamente rapidi, mentre il riscaldamento a pavimento impiega più tempo per portare la casa alla temperatura desiderata. In quest’ultimo caso, avviare l’impianto poco prima di rientrare potrebbe non bastare: occorre prevedere un anticipo maggiore.
Il cronotermostato aiuta a organizzare gli orari in base alla giornata. Chi lavora fuori casa può ridurre il riscaldamento durante le assenze, mentre chi trascorre molte ore tra le mura domestiche può preferire una regolazione più stabile. La programmazione va comunque adattata alle caratteristiche dell’impianto, evitando di applicare lo stesso schema a situazioni diverse.

Zone climatiche e DPR 74/2013: quando si possono accendere i termosifoni
La data di accensione dei termosifoni non dipende soltanto dal freddo. In Italia, il DPR 74/2013 stabilisce i periodi di funzionamento degli impianti termici e il numero massimo di ore giornaliere consentite, con limiti differenti a seconda della zona climatica del Comune.
Il territorio nazionale è suddiviso in sei zone , dalla A, che comprende le località più miti, alla F, caratterizzata da condizioni climatiche più rigide. Per le zone dalla A alla E sono previsti specifici periodi di accensione e limiti giornalieri, mentre la zona F non è soggetta alle stesse restrizioni ordinarie.
Il calendario nazionale di riferimento prevede:
Zona A: dal 1° dicembre al 15 marzo, fino a 6 ore al giorno.
Zona B: dal 1° dicembre al 31 marzo, fino a 8 ore al giorno.
Zona C: dal 15 novembre al 31 marzo, fino a 10 ore al giorno.
Zona D: dal 1° novembre al 15 aprile, fino a 12 ore al giorno.
Zona E: dal 15 ottobre al 15 aprile, fino a 14 ore al giorno.
Zona F: nessuna limitazione ordinaria di periodo e durata.
Le ore indicate sono massimali e non obbligano a tenere acceso il riscaldamento per tutto il tempo consentito. Possono inoltre intervenire deroghe o provvedimenti locali. Fuori dal periodo ordinario, la normativa ammette l’attivazione degli impianti in presenza di condizioni climatiche che la giustifichino, nel rispetto dei limiti previsti. Milano appartiene alla zona climatica E. Il periodo ordinario di accensione va quindi dal 15 ottobre al 15 aprile, con un massimo di 14 ore al giorno. Prima di programmare il riscaldamento, è comunque opportuno verificare eventuali disposizioni specifiche del proprio Comune.
Quanti gradi impostare
Oltre agli orari, anche la temperatura scelta sul termostato incide sui consumi. Più è alta quella richiesta, maggiore può essere l’energia necessaria per mantenerla, soprattutto in un’abitazione con dispersioni termiche elevate.
Per gli edifici residenziali, la normativa nazionale prevede in generale una temperatura massima di 20 °C , con una tolleranza di 2 °C. Nella pratica, impostare il termostato a 19 °C può essere sufficiente per ottenere un buon livello di comfort, come suggerito anche da ENEA. La temperatura indicata dal termostato, però, non racconta tutto. Una stanza con pareti fredde o spifferi può sembrare meno calda rispetto a un ambiente con la stessa temperatura ma una migliore tenuta termica. Anche l’umidità e il movimento dell’aria contribuiscono alla sensazione di benessere.
Abbassare il termostato di un grado può aiutare a ridurre i consumi, ma il risparmio effettivo varia in base all’edificio, all’impianto e alle condizioni climatiche. Meglio quindi evitare di riscaldare eccessivamente gli ambienti, per poi disperdere il calore aprendo le finestre a lungo. Inoltre per cambiare aria sono sufficienti aperture brevi e regolari. In questo modo si favorisce il ricambio senza raffreddare inutilmente pareti e arredi.

Inerzia termica, meglio lasciare i termosifoni accesi o spegnerli?
Lasciare i termosifoni sempre accesi a bassa temperatura non è necessariamente la soluzione più conveniente. Finché la casa viene mantenuta calda, infatti, l’impianto deve compensare il calore che si disperde verso l’esterno. Ridurre la temperatura durante le assenze può limitare questo fabbisogno, soprattutto quando si esce per diverse ore.
La scelta cambia in base al sistema di riscaldamento. I radiatori tradizionali permettono generalmente di modificare la temperatura degli ambienti in tempi relativamente brevi. Un impianto radiante a pavimento, invece, accumula calore nelle strutture e reagisce più lentamente alle variazioni: spegnerlo e riaccenderlo di frequente potrebbe non essere la strategia più adatta.
Anche le pompe di calore richiedono una valutazione specifica; le prestazioni dipendono, tra gli altri fattori, dalla temperatura di mandata e dalle condizioni di funzionamento. In questi impianti, mantenere una regolazione adeguata può essere più importante che intervenire continuamente sui comandi. Per approfondire, ecco come funziona una pompa di calore efficiente in casa.
Per decidere se spegnere il riscaldamento o abbassare la temperatura durante le assenze, occorre quindi considerare il tempo per cui la casa rimane vuota e la rapidità con cui l’impianto riesce a riportarla al livello desiderato.
Cronotermostato e valvole termostatiche per regolare il riscaldamento
Il cronotermostato permette di impostare orari e temperature in base alle abitudini domestiche. Si può, per esempio, programmare una riduzione durante la giornata e il ritorno alla temperatura desiderata prima del rientro. Nelle case occupate per molte ore, invece, può essere preferibile una regolazione più costante, compatibilmente con le caratteristiche dell’impianto.
I termostati smart aggiungono funzioni come il controllo da remoto e la possibilità di adattare i programmi alle proprie routine. Il dispositivo, da solo, non garantisce bollette più leggere: il risultato dipende dalle temperature impostate e dalla capacità di evitare funzionamenti superflui. Le valvole termostatiche consentono invece di regolare il calore dei singoli radiatori. Si può così mantenere una temperatura più bassa nelle stanze poco utilizzate, senza intervenire necessariamente sul riscaldamento di tutta la casa.
Per ottenere una buona diffusione del calore, è importante non coprire i radiatori con tende pesanti o mobili e lasciare libero lo spazio intorno alle valvole. Negli impianti centralizzati, la termoregolazione può essere affiancata dalla contabilizzazione del calore, che permette di ripartire i consumi delle singole unità immobiliari secondo le modalità previste dal sistema condominiale.
Dispersione termica: come ridurre gli sprechi in casa
Se il calore esce rapidamente dall’abitazione, prolungare l’accensione dei termosifoni potrebbe non essere sufficiente a ottenere il comfort desiderato. Finestre poco efficienti, cassonetti non isolati e superfici disperdenti possono aumentare il fabbisogno di riscaldamento, rendendo più difficile mantenere una temperatura stabile. La sostituzione degli infissi, la coibentazione delle pareti e delle coperture e la correzione dei ponti termici sono interventi che possono migliorare le prestazioni energetiche dell’edificio. Non esiste una soluzione uguale per tutti: prima di affrontare i lavori, è opportuno individuare le principali cause delle dispersioni e valutare quali interventi siano davvero necessari.
Anche le abitudini quotidiane possono fare la differenza. Lasciare liberi i radiatori, chiudere persiane o tapparelle durante le ore notturne e limitare le infiltrazioni d’aria aiuta a contenere le perdite di calore. Al contrario, tende pesanti e arredi collocati davanti ai termosifoni ostacolano la diffusione del calore nella stanza. La manutenzione periodica dell’impianto è altrettanto importante per la sicurezza e il corretto funzionamento. Se alcune stanze restano fredde nonostante il riscaldamento sia acceso, oppure i consumi aumentano senza una ragione evidente, può essere utile verificare la regolazione del sistema e lo stato dei componenti. A volte prima di cambiare gli orari di accensione è proprio da questi controlli che conviene partire.
FAQ A che ora accendere i termosifoni
Quando accendere i termosifoni per consumare meno? Ecco alcune delle domande più ricercate dagli utenti in internet.
A che ora conviene accendere i termosifoni al mattino?
Non c’è un orario universale. La scelta dipende da quando si desidera trovare la casa calda e da quanto tempo impiega l’impianto a riscaldare gli ambienti. Con un cronotermostato è possibile programmare l’accensione in anticipo, evitando di lasciare il riscaldamento in funzione più del necessario.
Quante ore al giorno devono restare accesi i termosifoni?
Dipende dalla zona climatica, dalle condizioni dell’abitazione e dalle esigenze di chi la occupa. Le ore massime stabilite dalla normativa sono un limite, non una durata obbligatoria: il riscaldamento può funzionare per meno tempo se gli ambienti raggiungono la temperatura desiderata.
È meglio tenere i termosifoni sempre accesi o accenderli a intervalli?
Non esiste una risposta valida per ogni impianto. Ridurre la temperatura durante le assenze può essere utile in molte abitazioni, mentre i sistemi ad alta inerzia richiedono una programmazione più graduale. La scelta dipende dalla tecnologia installata e dai tempi di raffreddamento della casa.
Qual è la temperatura ideale in casa durante l’inverno?
Una temperatura di 19 °C può essere sufficiente per garantire un buon comfort in molti ambienti residenziali. La normativa prevede in generale un limite di 20 °C, con una tolleranza di 2 °C. La temperatura più adatta varia comunque in base alle caratteristiche dell’edificio e alle esigenze di chi lo abita.
Conviene spegnere il riscaldamento quando si esce di casa?
Per le assenze di poche ore può essere sufficiente abbassare la temperatura, senza spegnere completamente l’impianto. Per periodi più lunghi, la riduzione può essere maggiore, tenendo conto del sistema installato e delle caratteristiche della casa. È opportuno evitare un raffreddamento eccessivo, soprattutto quando può favorire problemi di umidità e condensa.
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