La cucina non è più soltanto il luogo in cui si preparano i pasti. È diventata il centro gravitazionale della casa, uno spazio articolato, personalizzato, capace di connettere architettura, design, tecnologia e nuove abitudini. Ce lo spiega l’architetto Ferruccio Laviani, tra i più importanti progettisti italiani, voce autorevole e firma di diversi interni e arredi, dal 2025 art director dell’azienda di settore DoimoCucine.
Da ambiente funzionale a cuore della casa
C’è stata un’epoca in cui la cucina era uno spazio abitativo di servizio, separato e strettamente funzionale, quasi nascosto dal resto degli ambienti domestici. Anni ormai lontani: oggi infatti è al centro del progetto della casa, fisicamente e simbolicamente, poiché, al pari del resto della zona giorno, è ormai luogo di convivialità, di condivisione, di quotidianità. Non si prepara più il cibo solo per sé, ma con e per gli altri, che siano indistintamente familiari, amici, ospiti.
Un cambiamento culturale che nel tempo ha ridisegnato le priorità progettuali e di conseguenza l’offerta delle aziende di settore, superando la mera scelta di materiali, colori, dotazioni tecniche, seppure avanzate, per spingere verso una visione più ampia e intelligente (nonché interessante), capace di prevedere come questa stanza verrà vissuta, da chi e quando.
Come posso progettare la mia cucina?
Intervista all’architetto Ferruccio Laviani
Ma come si traduce in concreto questo cambiamento e quali sono gli errori più frequenti commessi da chi sogna e anche da chi progetta una cucina? Lo abbiamo chiesto a Ferruccio Laviani, architetto di fama internazionale con una lunga esperienza in ambito di interior e product design.
Aperta o chiusa? La distinzione non è più ciò che conta
Negli ultimi anni la polarizzazione cucina aperta o chiusa ha periodicamente dominato il mondo del progetto domestico. Eppure, secondo Laviani, si tratta di una distinzione che sta perdendo significato.
“Trovo un po’ superata questa distinzione netta tra cucina aperta e chiusa. Sempre più spesso le cucine sono frutto di progetti su misura, costruiti attorno alle abitudini e alle esigenze specifiche di chi le vive, quindi è il cliente a determinare il grado di apertura o di separazione. È chiaro che, con le dimensioni degli appartamenti contemporanei, la cucina aperta è spesso una necessità, perché permette di utilizzare lo spazio in modo continuo, sia dal punto di vista fisico che percettivo. Per questo oggi si lavora molto sul dialogo tra cucina e living, cercando una relazione fluida tra i due ambienti. Ma non credo sia una tendenza univoca: dove lo spazio lo consente, vedo anzi un ritorno alla cucina come ambiente separato, reinterpretato però in chiave contemporanea. Non più una stanza isolata e di servizio, ma un luogo conviviale e allo stesso tempo pratico, capace di combinare apertura e autonomia”.
La prospettiva cambia dunque radicalmente, perché ciò che definisce lo spazio non è più la sua semplice dimensione geometrica o la connotazione estetica, ma le relazioni che esso instaura, con le persone che lo abitano e con gli ambienti contigui (in primis il soggiorno). È questa fluidità, richiamata anche da Laviani, a diventare il valore guida, scollegata dal concetto di separazione o meno dal resto.
In questo senso, il concetto di continuità percettiva si rivela più importante di una scelta obbligata tra parete divisoria o passaggio aperto: materiali condivisi con il living, elementi permeabili, palette cromatiche comuni sono gli strumenti con cui un progetto può costruire uno spazio complesso e integrato, senza rinunciare né alla praticità né all’identità dei singoli ambienti.

Il vero errore è progettare per tendenze, invece che per le persone
Se la distinzione aperta/chiusa sembra avere perso centralità, quale dovrebbe essere il punto di partenza per un buon progetto di cucina? La risposta di Laviani è netta: le persone, non certo le mode.
“L’errore più frequente è concepire una cucina seguendo modelli predefiniti o tendenze, invece che partire dalle reali esigenze di chi la utilizzerà. Oggi, più che mai, questo ambiente dovrebbe essere su misura, calibrato in base all’utilizzo, alle abitudini e al tipo di relazione che si intende creare con lo spazio abitato. Spesso si insiste su soluzioni standardizzate – come aperta o chiusa, con isola o meno… -, senza interrogarsi davvero su come verranno vissute. Un altro sbaglio è non considerare il rapporto con il resto della casa: la cucina non è mai realmente isolata, ma deve dialogare con il living e con l’organizzazione generale, trovando un equilibrio tra convivialità e praticità, senza forzature”.
È un monito chiaro, che vale tanto per chi progetta quanto per chi acquista. L’isola centrale, ad esempio, è uno degli elementi più desiderati nelle cucine contemporanee, eppure in molti contesti si rivela più un ostacolo ai percorsi e alla funzionalità, che un fulcro di convivialità. La sua efficacia dipende infatti dalla metratura disponibile, dalle proporzioni volumetriche, dal numero di persone che abitano la casa.
Ugualmente, il trend delle composizioni a vista, senza soluzione di continuità con la zona giorno, può rivelarsi controproducente quando si sfrutti davvero la cucina e spesso: odori, vapori, rumore possono infatti diventare presenze fastidiose.
Così, una progettazione realmente su misura, non va considerata superflua o un addirittura lusso, ma il processo corretto a cui tendere. Significa infatti partire dall’analisi delle abitudini reali delle persone – comprendendone desideri e aspirazioni, oltre che la situazione contingente, come ad esempio la presenza di bambini o di frequenti ospiti oppure la necessità di un angolo per il lavoro smart – per tradurle concretamente in una configurazione dalle dimensioni, dalla dotazione tecnologica e dalle specifiche materico-cromatiche ben precise.

Cucina come nodo tecnologico ed energetico della casa
C’è poi un tema rilevante su cui solo recentemente ci si è davvero focalizzati, vale a dire la questione tecnologica e di conseguenza energetica. La cucina è già oggi forse l’ambiente più evoluto della casa, dal punto di vista della dotazione tecnica, e lo diventerà ancora di più nei prossimi anni, con la transizione verso l’integrazione domotica degli elettrodomestici e l’introduzione di sistemi intelligenti per la gestione di scenari e apparecchiature, nonché di supporto alle singole operazioni umane.
Laviani ha una visione precisa anche su questo e avverte contro il rischio di una eccessiva iper tecnologizzazione.
“Credo che il tema centrale sarà sempre più quello dell’accumulo, del risparmio e del riciclo. La cucina diventerà un punto nevralgico nella gestione delle risorse domestiche e questo comporterà la necessità di integrare sistemi e funzioni che richiederanno anche spazi dedicati, a volte importanti. Il progetto dovrà quindi saperli contenere e organizzare: non necessariamente nasconderli, ma renderli una parte coerente del tutto. Allo stesso tempo, non credo in una iper tecnologizzazione della cucina. Le innovazioni, sia tecniche che formali, continueranno naturalmente a farne parte – dalla funzionalità agli aspetti più strutturali ed estetici -, ma il tema sarà trovare un equilibrio. Il rischio altrimenti è quello di trasformare la cucina in una sorta di centrale tecnica, perdendo la qualità domestica e l’esperienza d’uso che la rendono un luogo centrale nella vita della casa”.
La tecnologia deve essere dunque al servizio dell’abitare e non diventarne protagonista. I piani a induzione di ultima generazione, i frigoriferi connessi, i sistemi di gestione energetica integrata con il fotovoltaico domestico o con batterie di accumulo sono già realtà o lo saranno a breve. La sfida per progettisti e committenti sarà mixare dotazioni avanzate e funzioni tradizionali in modo armonioso, senza trasformare la cucina in una macchina semplicemente da controllare.
Dal punto di vista pratico, ciò significa prevedere fin dalle prime fasi progettuali anche gli spazi tecnici necessari (nicchie per gli impianti, canalizzazioni per i cablaggi, aree dedicate agli apparecchi), non concependoli però necessariamente nascosti, ma come parti integranti di un sistema coerente.

Verso la cucina “intelligente”
Il filo conduttore delle riflessioni di Laviani è la concezione della cucina contemporanea quale concreto progetto di vita. Non catalogo di soluzioni, né summa di tendenze, ma luogo disegnato su misura di chi lo abita, capace di evolversi nel tempo e di far convivere termini solo apparentemente contraddittori: praticità e bellezza, efficienza energetica e qualità domestica, fluidità e autonomia.
Tutto ciò richiede un approccio progettuale più maturo, che superi le logiche del settore, che molto spesso spingono a promuovere l’ultimo modello o a replicare le ambientazioni pubblicate sulle riviste, per lavorare invece sulle specificità di ogni situazione.
La cucina del futuro non sarà dunque banalmente più aperta né più tecnologica, ma semplicemente più intelligente, nel senso di rispondente a modelli abitativi reali. Il tutto grazie sì all’innovazione, ma anche alla qualità concettuale e progettuale.
Foto in apertura: DoimoCucine | Composizione Desco | Collezione Impronta
