
Al centro del progetto c’è un principio di recupero materico molto concreto. Il carbonato di calcio impiegato nella formulazione non deriva infatti da fonti minerali convenzionali, ma dal recupero di gusci d’uovo provenienti da lavorazioni industriali. A questi si aggiungono altri residui agroindustriali che vengono selezionati, trasformati e incorporati nella miscela per diventare parte integrante del materiale, non semplici elementi decorativi applicati in superficie.
Il risultato è una materia nella quale la componente rigenerativa diventa anche linguaggio estetico: le tracce degli innesti, le variazioni cromatiche e le differenze tra le diverse composizioni contribuiscono a rendere ogni superficie riconoscibile e non perfettamente replicabile.
Materiale rigenerativo: dai gusci d’uovo agli scarti agroindustriali
La ricerca alla base di Madre parte dal recupero di materiali destinati altrimenti a restare residui di altri processi produttivi. Oltre ai gusci d’uovo, la formulazione può integrare scarti derivanti dalla lavorazione di acini d’uva, semi di girasole, noccioli di oliva e mais. Ogni componente viene scelto in base alle proprie caratteristiche e inserito direttamente nella miscela.
Questi elementi agiscono come biofiller e contribuiscono non soltanto alla composizione tecnica, ma anche all’identità visiva della superficie. Texture, tonalità e profondità cambiano in funzione della materia recuperata utilizzata, facendo coincidere prestazione progettuale ed espressività.
I biofiller sono forniti da AgroMateriae™, realtà di Faenza specializzata nel recupero e nella trasformazione degli scarti delle lavorazioni agroindustriali in nuove risorse bio-based. La collaborazione consente di reintrodurre materiali altrimenti inutilizzati all’interno di nuovi processi produttivi e progettuali.
“Con Madre abbiamo voluto portare la ricerca direttamente dentro la materia.” – afferma William Lucchetta, CEO e Founder di CIMENTO® – “Gli elementi recuperati non sono semplicemente aggiunti al materiale, ma partecipano alla sua composizione e diventano parte della sua identità. La trasformazione diventa così anche un processo di design”.

Superfici per architettura e design: la materia diventa parte del progetto
Madre è pensata come uno strumento progettuale rivolto ad architetti e designer, utilizzabile per sviluppare superfici, oggetti e spazi nei quali il materiale non svolge soltanto una funzione tecnica, ma assume un ruolo espressivo.
La presenza dei componenti bio-derivati diventa infatti leggibile sulla superficie attraverso segni, variazioni cromatiche e irregolarità controllate. La componente recuperata non viene nascosta, ma entra nell’estetica del materiale e ne costruisce il carattere.
CIMENTO® ha presentato questa evoluzione della propria ricerca a Cersaie 2026, all’interno dello stand progettato da Patricia Urquiola, Creative Director del brand. Lo spazio ha raccolto nuove collezioni e superfici sviluppate intorno al tema della trasformazione della materia e del recupero delle risorse.
L’approccio suggerisce una direzione interessante anche per il progetto degli interni contemporanei: il materiale sostenibile non viene più pensato soltanto in termini di riduzione dell’impatto, ma può diventare parte visibile dell’identità dello spazio, lasciando emergere l’origine e la trasformazione delle risorse utilizzate.

Ricerca italiana e recupero delle risorse nei processi produttivi
Madre si inserisce in un percorso di ricerca che CIMENTO® porta avanti attraverso il proprio laboratorio R&D e una filiera produttiva interamente italiana.
Il materiale CIMENTO® utilizza oltre il 90% di inerti minerali, mentre il processo produttivo è orientato alla riduzione degli sprechi attraverso il recupero degli scarti di colata e delle acque utilizzate nelle fasi di produzione e asciugatura. Gli stabilimenti dell’azienda, situati in provincia di Venezia, sono inoltre alimentati da energia rinnovabile.
Con Madre, questa ricerca si estende ulteriormente al recupero di residui naturali provenienti da altre filiere. Il passaggio interessante è proprio l’integrazione dello scarto nella struttura stessa della materia: ciò che resta alla fine di un processo produttivo può diventare componente di un nuovo materiale destinato al progetto.
Per architettura e interior design significa disporre di superfici nelle quali responsabilità ambientale, sperimentazione materica e qualità estetica possono convivere, aprendo nuove possibilità nella progettazione degli spazi contemporanei.
