
I numeri di una crescita costante
Secondo l’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, nel 2025 il mercato italiano della smart home ha toccato per la prima volta il miliardo di euro, con una crescita dell’11% sul 2024. Un anno prima valeva circa 900 milioni, mentre nel 2019 si fermava intorno ai 540. In pratica, in sei anni il valore è quasi raddoppiato.
A trainare il settore è la sicurezza, come videocamere, sensori per porte e finestre, videocitofoni e serrature connesse. Già nel 2024 pesavano 250 milioni di euro, il 28% del mercato. Seguono comfort ed efficienza energetica, due temi resi più sentiti dal caro bollette e dalla crescente attenzione al risparmio.

Le tre fasi che hanno vissuto le smart home
Fino al 2019 circa la smart home è stata soprattutto una questione di gadget. Si comprava una lampadina connessa o un altoparlante con assistente vocale, ognuno con la propria app e con pochissimo dialogo verso gli altri prodotti. Gli smart speaker hanno fatto da apripista, spesso venduti in bundle con le lampadine, e hanno abituato gli italiani all’idea di parlare con la propria casa.
Dal 2020 al 2024 è arrivata la stagione degli ecosistemi. Amazon, Google, Apple e Samsung, insieme a produttori come Tuya ed Enel X con Homix, hanno cercato di far convivere dispositivi diversi sotto un’unica regia, e l’app è diventata l’interfaccia principale per il 72% degli utenti secondo la ricerca 2024.
I problemi, però, sono rimasti: nello stesso anno solo il 17% dei possessori di smart speaker lo usava per gestire altri oggetti di casa, mentre nel 2025 si stimava che sei consumatori su dieci possedessero almeno un dispositivo smart. Tra questi, però, soltanto quattro su dieci avevano collegato tra loro i propri dispositivi.
Dal 2025 il baricentro si sposta su servizi e intelligenza artificiale. Il valore non sta più soltanto nell’hardware, ma in ciò che i dispositivi fanno insieme. Ad esempio, avvisi intelligenti, automazioni che imparano le abitudini, gestione dell’energia, assistenza alle persone fragili. L’AI, ormai integrata nei principali assistenti, rende le interfacce più naturali e apre la strada a case che anticipano i bisogni invece di aspettare un comando.

La sfida di oggi è l’interoperabilità
Il nodo irrisolto restava la frammentazione, con tanti prodotti eccellenti ma non sempre compatibili. Lo standard Matter, lanciato nel 2022, cambiò le regole del gioco. Nasceva un protocollo comune che permetteva a dispositivi di marche diverse di funzionare insieme in locale, senza passare da cloud separati. Oggi la dicitura “compatibile Matter” è un’indicazione utile da cercare sulla confezione.
Per chi compra, il consiglio pratico è sempre quello di scegliere prodotti compatibili con più ecosistemi che legarsi a una sola marca.
Come iniziare: piccoli passi, esempi concreti
Non serve ristrutturare né spendere migliaia di euro; basta partire da piccoli interventi che si fanno in un pomeriggio, con prezzi indicativi che variano per marca e periodo.
Il primo gradino è la presa smart, da 10-15 euro circa, che si infila tra la presa a muro e un elettrodomestico: collegata alla lampada del soggiorno o al ventilatore, permette di programmare l’accensione o spegnerla da remoto, e se misura i consumi rivela quanto pesano davvero il vecchio frigorifero in cantina o la TV in standby.
Con una spesa simile, tra gli 8 e i 15 euro, si può passare alla lampadina connessa, che si avvita al posto di quella normale e in camera da letto offre una luce calda e soffusa la sera e un’accensione graduale al mattino, come una sveglia, senza alcun lavoro elettrico.
Un passo in più sono i piccoli relè da installare nella scatola dietro l’interruttore, come quelli di Shelly, che costano 15-25 euro circa e rendono smart la luce mantenendo l’interruttore a muro; così quella del corridoio può accendersi da sola al tramonto, anche se qui conviene affidarsi a un elettricista.
In Italia le tapparelle sono ovunque, e con un modulo apposito quelle esistenti si aprono e chiudono a orari prestabiliti o all’alba, abbassandosi d’estate nelle ore più calde per alleggerire il lavoro del condizionatore. L’intervento con più impatto sul risparmio resta però il termostato con le testine termostatiche, da circa 30 euro l’una. Tengono 21 °C in soggiorno e 17 °C nelle stanze non usate e smettono di scaldare se una finestra resta aperta, e le stime dell’Osservatorio parlano di consumi ridotti intorno al 20%, da leggere come ordine di grandezza e non come promessa.
Sul fronte della sicurezza bastano un sensore di apertura per la porta d’ingresso, uno antiallagamento sotto la lavatrice o un rilevatore di fumo connesso, da 15 a 30 euro l’uno, per ricevere una notifica quando si è in vacanza e la porta si apre o la lavatrice perde acqua.
Il vero salto arriva quando questi oggetti iniziano a collaborare. Un’automazione può spegnere le luci, abbassare il riscaldamento e attivare i sensori quando si esce di casa, per poi riaccendere la luce d’ingresso al ritorno, e per farlo basta un’app comune come Google Home, Alexa, Apple Casa, Samsung SmartThings o, per i più smanettoni, Home Assistant.

Verso dove stiamo andando
Cosa ci riserva invece il futuro? Protagonista sarà sicuramente l’IA, con elettrodomestici già presenti sul mercato che permettono di imparare le abitudini della famiglia e anticiperà i bisogni. Come lavatrici che riconoscono in autonomia il peso del carico, il tipo di tessuti e il grado di sporco, regolando la quantità di acqua, detersivo e la durata del ciclo, e lavastoviglie che analizzano il carico e il livello di sporco delle stoviglie per calibrare temperatura, getti d’acqua e consumo energetico.
Il comando vocale resterà, ma sarà sempre più implementato negli elettrodomestici. Ne esistono già di nuova generazione (come frigoriferi intelligenti con telecamere interne o lavatrici connesse) che rispondono alla voce e monitorano i consumi o le scorte.
Tanto più la casa saprà di noi, tanto più conteranno privacy, elaborazione dei dati in locale e trasparenza su come vengono usati. Guardando più in là, quando molte case connesse dialogheranno tra loro, nasceranno condomini, quartieri e persino città più intelligenti. Ma la lezione degli ultimi anni è che la rivoluzione parte sempre dalla singola abitazione, una presa, un sensore, un termostato alla volta.
FAQ L’evoluzione delle smart home in Italia
Dal singolo dispositivo intelligente agli ecosistemi integrati: come si è evoluta la smart home in Italia, cosa rivelano i dati di mercato e quali soluzioni scegliere per rendere la propria abitazione più connessa, efficiente e funzionale. Un approfondimento che risponde alle domande più frequenti online, con esempi concreti e consigli pratici per appassionati di tecnologia e per chi desidera avvicinarsi al mondo della domotica.
Quanto costa iniziare con una smart home?
Si può iniziare con meno di 30 euro. Una presa smart e una lampadina connessa costano indicativamente 10-15 euro e 8-15 euro. Le testine termostatiche partono da circa 30 euro l’una, quindi conviene procedere per gradi, partendo dall’ambiente in cui si passa più tempo.
Serve un elettricista per installare i dispositivi?
Non sempre. Prese e lampadine si installano da soli, in pochi minuti. Per i moduli da montare dietro l’interruttore o per quelli delle tapparelle si lavora sull’impianto elettrico, quindi è meglio affidarsi a un professionista.
Cos’è Matter e perché conviene sceglierlo?
Matter è uno standard nato nel 2022 per far dialogare dispositivi di marche diverse, in locale e senza cloud separati. Scegliere prodotti compatibili riduce il rischio di restare legati a una sola marca e rende più semplice ampliare la casa nel tempo.
Si risparmia davvero in bolletta?
Sì, soprattutto con termostato e testine, ma la cifra dipende da casa, impianto e abitudini. Le stime dell’Osservatorio parlano di consumi ridotti intorno al 20%, da considerare un ordine di grandezza e non una garanzia.
Cosa succede se la connessione internet si interrompe?
Dipende dai prodotti. Quelli che si appoggiano al cloud possono perdere alcune funzioni, mentre molti dispositivi con controllo locale, come quelli Matter, Zigbee o Thread, continuano a eseguire le automazioni. Una rete stabile, con Wi-Fi mesh e, dove possibile, fibra, riduce comunque il problema.
La smart home mette a rischio la privacy?
La smart home può mettere a rischio la privacy, se non si presta attenzione. Conviene leggere quali dati raccolgono videocamere e assistenti, preferire dispositivi con elaborazione locale, cambiare le password predefinite e tenere i dispositivi smart su una rete separata, ad esempio quella ospiti.
