La casa per la vita: progettare spazi accessibili che cambiano insieme a noi

La casa per la vita mette spazi accessibili, benessere e cambiamenti del corpo al centro del progetto. Il caso raccontato da Amalia Masi durante un evento CasaOggiDomani a Solferino Lab mostra come inclusività e design possano convivere. Rampe, ascensore, docce walk-in e percorsi senza barriere vengono integrati nell’architettura fin dall’origine. Anche materiali, superfici e percezione tattile contribuiscono al comfort e alla sicurezza quotidiana.

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La casa per la vita progettare spazi accessibili che cambiano insieme a noiUna casa con spazi accessibili, davvero ben progettata, non dovrebbe essere adatta soltanto a chi siamo oggi, ma anche a chi saremo tra venti o trent’anni. È questo il principio alla base della “casa per la vita”, un approccio che mette al centro il corpo, l’accessibilità e la capacità degli spazi di evolvere insieme alle persone.

Il progetto è stato raccontato durante uno degli eventi organizzati da CasaOggiDomani presso Solferino Lab, dove Amalia Masi, professionista e partner AIPI, ha illustrato un caso concreto di abitazione pensata per accompagnare i cambiamenti della vita senza rinunciare a qualità estetica, comfort e valore architettonico.

Il punto di partenza è semplice ma spesso trascurato: quando progettiamo una casa pensiamo a distribuzione, materiali, tecnologia e stile, ma molto meno frequentemente ci chiediamo se quegli stessi ambienti resteranno comodi e utilizzabili quando il nostro corpo cambierà.

Spazi accessibili: progettare la casa partendo dal corpo

L’abitare è prima di tutto un’esperienza fisica. Ogni giorno apriamo porte, saliamo scale, ci sediamo, utilizziamo il bagno, cuciniamo e attraversiamo gli ambienti. Sono azioni apparentemente automatiche, ma dipendono dalle nostre capacità motorie e sensoriali.

E queste capacità non restano uguali nel tempo.

Siamo bambini, adulti e anziani; possiamo attraversare periodi di infortunio, affaticamento o ridotta mobilità. Cambiano forza, equilibrio e percezione dello spazio. Una casa progettata esclusivamente sulle esigenze di una persona giovane e pienamente autonoma può quindi diventare meno funzionale con il passare degli anni.

La richiesta formulata dal committente sintetizza bene questa visione:

“Voglio poterci arrivare in carrozzina e, con l’ultimo fiato, continuare a godermela.”

Progettare una casa per la vita significa quindi ribaltare il rapporto tradizionale tra persona e spazio: non dovrebbe essere l’abitante ad adattarsi continuamente alla casa, ma l’abitazione a mantenere nel tempo la propria capacità di accogliere chi la vive.

In questa prospettiva entra in gioco anche la dimensione sensoriale. Il progetto non considera soltanto ciò che vediamo, ma anche ciò che tocchiamo. Pavimenti, corrimano, rubinetterie, sanitari e superfici trasmettono infatti sensazioni immediate di sicurezza, comfort o disagio.

Nel caso analizzato, particolare attenzione è stata dedicata proprio al tatto, arrivando a prevedere un sistema che consente di distinguere attraverso il contatto se l’acqua erogata è calda o fredda. Un dettaglio nato da un’esperienza familiare e trasformato in una soluzione concreta di comfort e sicurezza.

Progettare la casa partendo dal corpo
Vista della cucina e living con affaccio diretto sull’esterno con piscina. Progetto e foto by Amalia Masi

 

Accessibilità e design possono parlare la stessa lingua
Vista esterna della casa. Progetto e foto by Amalia Masi

 

Accessibilità e design possono parlare la stessa lingua

Uno degli aspetti più interessanti del progetto riguarda il superamento di un pregiudizio ancora diffuso: quello secondo cui una casa accessibile debba necessariamente avere un aspetto tecnico o sanitario.

Qui accade il contrario.

La rampa di accesso entra nella composizione architettonica, l’ascensore viene integrato nel progetto senza interrompere il linguaggio degli interni, mentre lavabi sospesi, WC ad altezza maggiorata, docce walk-in, accessori incassati e percorsi privi di ostacoli diventano normali componenti della casa.

L’accessibilità non viene quindi aggiunta successivamente, quando nasce una necessità, ma prevista fin dall’origine. È una differenza sostanziale, perché permette di evitare interventi invasivi e, soprattutto, di integrare le soluzioni in modo più naturale nel progetto.

Lo stesso principio accompagna tutti gli ambienti della villa. Chi oggi utilizza senza difficoltà scale e percorsi potrebbe avere bisogno in futuro di un bastone, di un deambulatore o di maggiore sicurezza negli spostamenti. Una distribuzione flessibile permette alla casa di continuare a funzionare anche quando cambiano le esigenze della famiglia.

È forse questo l’aspetto più interessante del progetto: l’accessibilità diventa quasi invisibile, perché è parte dell’architettura e non un’aggiunta destinata esclusivamente a situazioni di disabilità.

Accessibilità e design possono parlare la stessa lingua
Living con camino e affaccio diretto sull’esterno, in continuità visiva con il paesaggio

 

Una casa accessibile può essere anche un investimento nel tempo

Pensare all’accessibilità significa inoltre lavorare sulla durata dell’edificio. Una casa che può essere utilizzata durante diverse fasi della vita riduce il rischio di dover affrontare profonde trasformazioni o, nei casi più estremi, di essere costretti a cambiare abitazione.

Nel caso della villa illustrata, la presenza di ascensore, percorsi senza barriere, bagni predisposti per accompagnare l’invecchiamento, piscina accessibile e spazi flessibili ha contribuito, secondo la valutazione riportata nel progetto, a un incremento stimato del valore immobiliare di circa il 25%. Il testo cita inoltre studi secondo cui l’accessibilità e la flessibilità potrebbero incidere sul valore degli immobili in una forbice indicativa compresa tra il 5% e il 30%, a seconda della tipologia e degli interventi realizzati.

Al di là del dato economico, il tema apre però una riflessione più ampia sul futuro dell’abitare.

L’architettura inclusiva non riguarda soltanto le persone con disabilità. Riguarda bambini, adulti, anziani e chiunque possa attraversare una fase temporanea di ridotta mobilità. In altre parole, riguarda tutti.

La casa per la vita parte proprio da questa consapevolezza: progettare per la persona reale, che cambia nel tempo, anziché per un abitante ideale e immutabile. Una casa capace di farlo non è una casa “speciale”, ma uno spazio progettato per durare meglio e più a lungo.

La casa per la vita. Progetto by Amalia Masi

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Progetto by Amalia Masi,  interior designer da oltre venticinque anni. Progetta ambienti plasmati sulle esigenze e sull’identità di chi li abita.

Foto: Amalia Masi

 

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