
Un mercato che vale un miliardo
Nel 2025 il settore della smart home in Italia supera per la prima volta quota 1 miliardo di euro, dopo aver già toccato i 900 milioni nel 2024 con una crescita dell’11% rispetto all’anno precedente. Un ritmo di crescita quasi doppio rispetto alla media europea., che nello stesso periodo ha registrato un incremento del +6,5% nei principali mercati del continente (Germania, Francia, Regno Unito, Spagna, Belgio e Paesi Bassi).
Ma nonostante la crescita accelerata, la spesa pro capite in Italia resta circa la metà rispetto alla media UE, 15,5 euro per abitante contro i 32,5 europei. Il mercato italiano sta recuperando terreno rapidamente, ma il potenziale di sviluppo è ancora molto ampio. Un segnale positivo per chi opera nel settore: la corsa è appena cominciata.

I prodotti che trainano il mercato
Guardando alle categorie di prodotto, la sicurezza si conferma il segmento più forte, con 250 milioni di euro di fatturato e una quota del 28% sul totale (+28% rispetto al 2023). Videocamere, sensori per porte e finestre, serrature connesse, sono questi i dispositivi che gli italiani acquistano più frequentemente, mossi da un bisogno primario e concreto come la protezione della propria abitazione.
Al secondo posto si trovano gli elettrodomestici smart, con 179 milioni di euro (19% del mercato, +13%). Lavatrici, frigoriferi e lavastoviglie smart sono ormai ben presenti e non sono più considerati prodotti premium. Seguono i dispositivi per l’efficienza energetica come termostati, valvole termostatiche, condizionatori connessi, con 141 milioni di euro (16%), in leggero calo dopo il boom del periodo degli incentivi. Gli smart speaker occupano la quarta posizione con 125 milioni e il 14% del mercato.
Dal possesso all’utilizzo: il salto di qualità
Cambia anche la composizione del mercato italiano della smart home. Le lampadine smart sono passate dal 13% al 19%, i videocitofoni dal 14% al 23%, la videosorveglianza al 25%, i piccoli elettrodomestici al 29% e i grandi elettrodomestici al 37%. Tutte categorie in deciso progresso nell’arco di soli dodici mesi.
La maturità del settore si nota soprattutto nell’effettivo utilizzo della tecnologia. La quota di consumatori che connette i dispositivi acquistati è salita dal 41% al 51% in un solo anno. Non basta più comprare una lampadina smart o un termostato connesso: sempre più italiani li attivano, li configurano e li usano davvero. Un cambio di paradigma importante, che trasforma il dato di vendita da semplice acquisto a impegno consapevole verso la casa intelligente.
Rimane però un paradosso strutturale: la connettività domestica è presente nel 60% delle abitazioni, ma in molti casi i dispositivi smart non vengono collegati alla rete. Un gap tra possesso e utilizzo che rappresenta la principale sfida del settore per i prossimi anni.
La gestione: app, speaker e la sfida dell’integrazione
Al crescere del numero di dispositivi connessi, cresce anche l’esigenza di gestirli in modo semplice e centralizzato. Oggi il 72% di chi possiede più di un dispositivo smart utilizza le app dei singoli produttori, un approccio che funziona ma genera frammentazione. Solo il 36% si affida ad app di terze parti per centralizzare la gestione, e appena il 14% utilizza uno smart speaker come hub domestico.
Il dato sull’utilizzo delle app è però incoraggiante: l’impiego complessivo è cresciuto del 18% rispetto al 2023, con il 72% dei consumatori che le usa ogni giorno e l’87% almeno una o due volte alla settimana. L’interazione con la casa intelligente sta diventando un’abitudine quotidiana, non più un’attività occasionale. Meno sviluppato, ma in crescita, l’utilizzo degli assistenti vocali (24% degli utenti, +4%), mentre il 15% degli utenti impiega sia app che assistenti vocali in modo combinato.
Sul fronte tecnico, due elementi potrebbero cambiare radicalmente le regole del gioco. Il primo è lo standard Matter, il protocollo adottato dai principali player dell’elettronica di consumo che consente a dispositivi di marche diverse di dialogare tra loro. Il secondo è il Data Act, il regolamento europeo che punta a creare un mercato unico dei dati in Europa e avrà ricadute dirette sull’ecosistema IoT domestico.
Cosa vogliono (davvero) gli italiani dalla casa intelligente
L’Osservatorio ha chiesto agli intervistati quali innovazioni rappresenterebbero una vera svolta nella vita quotidiana. Le risposte rivelano una gerarchia di priorità molto chiara.
Al primo posto, con il 71% delle preferenze, ci sono le soluzioni per massimizzare l’efficienza energetica. I ricercatori sottolineano che bonus e incentivi governativi dedicati alla smart home potrebbero svolgere un ruolo decisivo, con una potenziale riduzione dei consumi compresa tra 2.600 e 3.100 GWh all’anno; un contributo non trascurabile agli obiettivi nazionali di efficienza energetica. Peraltro, il 32% dei consumatori dichiara già di voler attivare servizi di gestione dei consumi, e di questi il 71% sarebbe disposto a pagare per averli.
Al secondo posto (66%) si trovano i sistemi di monitoraggio per la salute, categoria in forte ascesa che comprende dispositivi indossabili, sensori ambientali e soluzioni integrabili nell’ecosistema domestico. Terza posizione (62%) per un’esigenza molto pratica: avere un’unica app che permetta di governare tutta la casa. La richiesta di interoperabilità tra oggetti di marche diverse è il tema centrale che unisce produttori, distributori e consumatori.
Interessante la quarta posizione, occupata dalla robotica consumer. Seguono i materiali innovativi, l’automazione completa e l’integrazione con dispositivi AR/VR. Ultima posizione per la voce “AI che governa la casa in modo autonomo”: gli italiani apprezzano l’intelligenza artificiale come supporto, ma non sono pronti a delegare il controllo totale della propria abitazione.

Le generazioni della smart home
Sebbene la tendenza resti guidata da Millennial (28-43 anni, 86%), Generazione Z (18-27 anni, 80%) e Generazione X (44-58 anni, 78%), si registra un cambio di passo significativo anche tra i Baby Boomer (59-74 anni), per cui la conoscenza della smart home è salita dal 45% al 54% in un solo anno. Questo aumento del 9% è il segnale più eloquente di una democratizzazione in atto: la casa intelligente non è più territorio esclusivo dei giovani tecnofili. Il dato sulla conoscenza complessiva è altrettanto eloquente: il 69% degli italiani dichiara di conoscere la smart home, in crescita del 10% rispetto al 2023. La consapevolezza precede l’acquisto e il bacino di utenti potenziali si sta allargando rapidamente.
L’intelligenza artificiale, alleata e non padrona
Sul fronte dell’offerta, l’intelligenza artificiale diventa un elemento centrale nello sviluppo della casa intelligente, abilitando automazione domestica, manutenzione predittiva e ottimizzazione dei consumi energetici. Le aziende del settore stanno investendo in nuovi servizi che valorizzano i dati raccolti dai dispositivi connessi, puntando a un’esperienza sempre più personalizzata e a una fidelizzazione del cliente basata sul valore aggiunto reale.
Lato consumatori, l’interesse per l’AI domestica cresce ma mantiene confini precisi. I nuovi servizi di GenAI integrati negli smart speaker, ad esempio, promettono interazioni vocali molto più naturali e intuitive, un elemento che potrebbe rilanciare una categoria in leggero calo. Ma la fiducia verso sistemi che agiscono in autonomia resta limitata: gli italiani vogliono che l’AI suggerisca, ottimizzi e avverta e non che decida al loro posto.
FAQ Smart home
Il mercato italiano della smart home supera per la prima volta il miliardo di euro, trainato da sicurezza ed elettrodomestici connessi. Eco alcune delle domande più ricercate sul web dagli utenti e appassionati di tecnologia.
Che cos’è una smart home?
La smart home è una casa in cui alcuni dispositivi e impianti sono connessi in rete e possono essere controllati da app, assistenti vocali o sistemi centralizzati.
Quanto vale il mercato della smart home in Italia?
Nel 2025 il mercato italiano della smart home supera per la prima volta 1 miliardo di euro, segno di una crescita forte e continua.
Quali sono i dispositivi smart più diffusi nelle case italiane?
Tra i più diffusi ci sono elettrodomestici connessi, videocitofoni, sistemi di videosorveglianza, lampadine smart e dispositivi per il controllo dei consumi energetici.
Perché gli italiani acquistano dispositivi smart?
I principali motivi sono sicurezza, risparmio di tempo, comfort e risparmio energetico, con una forte attenzione anche alla semplicità d’uso.
Qual è il principale limite della smart home oggi?
Il problema più sentito è l’integrazione tra dispositivi di marche diverse, che spesso richiede l’uso di più app e rende la gestione meno immediata.
L’intelligenza artificiale è già centrale nella smart home?
L’AI sta diventando sempre più importante, soprattutto per automazione, ottimizzazione dei consumi e manutenzione predittiva, ma molti utenti preferiscono ancora avere il controllo finale.
La smart home conviene davvero?
Sì, soprattutto quando viene usata per migliorare efficienza energetica, sicurezza e comfort domestico, ma il vantaggio dipende dalla scelta dei dispositivi e dal loro effettivo utilizzo.
