
Un progetto interessante anche per CasaOggiDomani perché allarga il concetto di sostenibilità oltre l’edificio e lo porta dentro le scelte quotidiane, nel rapporto con il cibo, il territorio e le risorse. Abitare in modo più consapevole significa infatti anche interrogarsi su come vengono prodotti ciò che consumiamo e su quali effetti questi processi generano sull’ambiente.
Agricoltura rigenerativa: partire dal suolo per ricostruire l’ecosistema
Persea coltiva oltre 600 ettari secondo un modello che punta a migliorare la salute del suolo e a trattenere carbonio nel terreno. La coltivazione principale è quella dell’avocado italiano certificato biologico, prodotto in Sardegna e Calabria secondo pratiche di agricoltura rigenerativa. L’azienda ha inoltre ottenuto la certificazione ROC – Regenerative Organic Certified, legata a standard che comprendono salute del terreno, gestione del territorio ed equità per agricoltori e lavoratori.
Il modello supera quindi la sola logica del biologico. Compost e biochar prodotti all’interno dell’azienda vengono utilizzati per aumentare la sostanza organica, mentre le cover crops, arricchite con fiori, aiutano ad attrarre impollinatori, fissare l’azoto e ridurre l’impiego di fertilizzanti.
Una parte rilevante dei terreni viene lasciata a flora spontanea, boschi e aree umide; il company profile indica oltre il 35% della superficie destinata a questi ambienti e più di 1.500 arnie inserite nell’ecosistema. Persea sperimenta inoltre sistemi agroforestali e sintropici, nei quali specie differenti vengono coltivate insieme seguendo successioni e stratificazioni ispirate alle dinamiche delle foreste naturali.
Sul fronte idrico, l’irrigazione a goccia e il miglioramento della struttura del terreno permettono, secondo l’azienda, di ridurre i consumi fino al 30%. Agricoltura di precisione, sensoristica e smart farming vengono utilizzati per monitorare in tempo reale le coltivazioni e calibrare meglio gli input.
Galline tra gli avocado, insetti e biochar: quando i cicli si chiudono
Uno degli aspetti più originali del progetto riguarda l’integrazione della zootecnia rigenerativa negli avocadeti.
Le galline ovaiole vengono allevate all’aperto e spostate quotidianamente attraverso un pollaio mobile, secondo un sistema di pascolo rotativo. In questo modo hanno accesso a porzioni sempre nuove di erba, mentre il loro passaggio contribuisce a contenere le infestanti, ridurre alcune larve di insetti dannosi, ossigenare superficialmente il terreno attraverso il razzolamento e fertilizzarlo con sostanza organica. A questo ciclo si aggiunge l’allevamento della mosca soldato.
Persea sta inoltre realizzando un impianto per la produzione di biochar, carbone vegetale ottenuto da biomassa. Il materiale verrà utilizzato sui terreni con l’obiettivo di aumentare la fertilità, migliorare la capacità di trattenere l’acqua e immagazzinare carbonio in modo stabile. Il sistema prevede anche la valorizzazione di calore e wood vinegar e la generazione di crediti di carbonio da rimozione tecnologica.

Un modello circolare che parte dal cibo e arriva al territorio
Il punto più interessante di Persea non è quindi il singolo prodotto, ma il modo in cui vengono connessi processi normalmente separati. Residui vegetali, deiezioni animali, biomassa, insetti, compost e biochar entrano in un sistema che cerca di ridurre gli sprechi e restituire risorse al terreno.
La logica del co-compostaggio con biochar punta, per esempio, ad aumentare la biodiversità della microflora, migliorare la ritenzione idrica, accrescere la resilienza del suolo e ridurre emissioni di gas serra, ammoniaca e odori durante il processo.
Persea ha ottenuto anche la certificazione B Corp, ha attivato partnership con realtà come Sammontana su progetti di filiera sostenibile ed è socia fondatrice della Regenerative Society Foundation.
È un approccio che offre uno spunto più ampio anche sul nostro modo di vivere: sostenibilità non significa soltanto scegliere prodotti “green”, ma comprendere i sistemi che stanno dietro a ciò che acquistiamo. Nel caso dell’agricoltura rigenerativa, la sfida è proprio questa: produrre cibo cercando, nello stesso tempo, di migliorare il terreno e l’ecosistema che lo rende possibile.
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