
Cos’è un impianto off-grid
Si definisce off-grid (detto anche stand-alone o a isola) un impianto fisicamente scollegato dalla pubblica rete di distribuzione elettrica. Un’abitazione off-grid dipende esclusivamente da proprie fonti, progettato per non avere alcuna connessione fisica o relazione con alcun tipo di società di gestione (utility). Può essere tale se comprende un impianto fotovoltaico e una batteria di accumulo combinato con una pompa di calore.
Questa condizione è profondamente diversa dal caso dell’autoconsumo, che definisce la capacità delle abitazioni di una propria generazione energetica da fonti rinnovabili e di utilizzarla per soddisfare parte del proprio consumo energetico.
In generale, la normativa italiana consente la realizzazione di abitazioni autonome, a condizione che siano conformi ai regolamenti edilizi comunali, alle norme igienico-sanitarie e alle disposizioni urbanistiche vigenti. In altri termini, scollegarsi dalle reti pubbliche non è vietato, ma occorre ottenere le necessarie autorizzazioni dagli enti competenti, presentare un progetto redatto e firmato da un tecnico abilitato e dimostrare che l’abitazione soddisfi i requisiti di abitabilità e sostenibilità.
Le norme da rispettare
«Per essere pienamente rispondente alle norme, il prodotto che si acquista e assembla deve avere una certificazione di prodotto, rilasciata dal costruttore, che certifichi la rispondenza ai criteri di sicurezza», spiega Massimo Berti, titolare Microfotovoltaico a Spina e pioniere del micro-fotovoltaico in Italia, da anni impegnato nella filiera del fotovoltaico.
Un impianto fotovoltaico off-grid è legale se progettato e installato secondo le normative CEI vigenti e regolarmente autorizzato dal GSE, e se garantisce prestazioni adeguate al fabbisogno dell’abitazione.
Per il collegamento alla rete ci si riferisce alla norma CEI 0-21 (Regola tecnica di riferimento per la connessione alle reti BT), standard obbligatorio in Italia per collegare qualsiasi impianto elettrico attivo o passivo, inclusi i sistemi fotovoltaici, alla rete di bassa tensione. Per l’installazione, la norma di riferimento è la CEI 64-8, che tratta le prescrizioni per la progettazione e la realizzazione di un impianto elettrico di bassa tensione, costituendo il riferimento normativo CEI per eseguire impianti elettrici a regola d’arte, come espressamente richiesto dalla Legge 186/68 e dal DM 37/08 sulla sicurezza degli impianti tecnici all’interno degli edifici.
Impianto connesso e off-grid
Sempre ai termini di legge, c’è l’obbligo di separazione fisica tra un impianto collegato al contatore e un impianto stand-alone. «Soluzioni con interruttori “fai da te” che commutano tra rete e off-grid non sono legali – segnala ancora Berti – È ammesso, invece, come da CEI 0.21 avere sezioni dell’abitazione alimentate off-grid purché prevedano doppie protezioni elettromeccaniche che le separino dal contatore evitando tassativamente la commistione dei flussi elettrici. Stiamo considerando una casa che abbia forniture elettriche in parallelo col contatore e impianti stand alone che devono essere svincolati fisicamente» come da specifica norma CEI 0.21.

Incentivi per un impianto off-grid
Attualmente non esiste un bonus nazionale specificamente dedicato a un impianto off-grid né esclusivamente alle batterie, ma i sistemi di accumulo installati insieme a un impianto fotovoltaico possono beneficiare delle detrazioni fiscali previste per il fotovoltaico. Periodicamente le Regioni attivano bandi dedicati a incentivare impianti per la produzione energetica, in alcuni casi dedicati ad abitazioni off-grid (come le baite in montagna).
Incentivi per fotovoltaico e accumulo
Oggi non esiste un bonus nazionale autonomo dedicato esclusivamente alle batterie, ma i sistemi di accumulo installati insieme a un impianto fotovoltaico possono beneficiare delle detrazioni fiscali previste per il fotovoltaico. La detrazione fiscale valida per il 2026 prevede il 50% di detrazione Irpef per l’abitazione principale e il 36% per seconde case e altri immobili. Ha un limite di spesa fino a 96mila euro per unità immobiliare e prevede il recupero della detrazione in dieci rate annuali.
Sono generalmente ammissibili: batterie di accumulo; inverter; sistemi di gestione energetica; opere elettriche e murarie connesse all’impianto. È richiesta la trasmissione della documentazione a ENEA entro 90 giorni dalla fine dei lavori.
C’è poi un’ulteriore possibilità per chi decide di dotarsi di fotovoltaico (anche senza accumulo): aderire a una comunità energetica. Tuttavia, occorre affrettarsi: la disponibilità degli incentivi ci sarà fino al raggiungimento di 5 GW di capacità installata o, comunque, non oltre il 31 dicembre 2027.
Passi necessari per un impianto
Una volta deciso di installare un impianto fotovoltaico (e un sistema di accumulo), quali sono i passi necessari? «Innanzitutto è fondamentale affidarsi a un tecnico esperto e certificato. Il secondo aspetto fondamentale è comprendere esattamente le esigenze energetiche di ciascuno, così da tarare l’impianto sulla base delle specifiche necessità». Se si decide, per esempio, di elettrificare le proprie utenze, prevedendo l’installazione di una pompa di calore, di una cucina a induzione, aggiungendovi magari anche l’auto elettrica, le spettanze saranno diverse e, di conseguenza, anche il costo.
Giusto per avere un parametro di spesa, il costo di un impianto fotovoltaico chiavi in mano varia indicativamente tra 1.500-2.500 euro per kW installato. Il costo di un sistema di accumulo, invece, tra 800 e 1.200 euro al kWh di capacità installata.
Un altro elemento da considerare è individuare gli spazi del tetto dove alloggiare l’impianto. In questo caso è possibile fare una considerazione anche con strumenti online (per esempio, Google Earth, Project Sunroof di Google o PVGIS dell’Unione Europea).
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